C’era una volta Mostro.

C’era una volta un mostro, no, non va bene.
C’era una volta un essere strano, molto strano, così non sapendo come chiamarlo cominciarono a chiamarlo Mostro.
In effetti, il suo aspetto era molto brutto, se lo si considerava come un essere vivente, ma sarebbe stato bellissimo se fosse stato una roccia sulla riva del mare. Infatti Mostro somigliava proprio a una roccia, una di quelle bitorzolute e ruvide scolpite dai venti, ma in compenso aveva tutti i colori del tramonto, quindi sarebbe stato uno scoglio bellissimo. Nonostante il suo aspetto ruvido e tozzo, Mostro era molto sensibile e amava la bellezza in ogni sua forma.
Vivendo in fondo al mare cercò di fare amicizia con i pesci, ma non riuscì a trovare tanti amici. Banchi di allegre sardine nuotavano svelte accanto a lui senza neanche salutarlo, saraghi e altri pesci facevano finta di non vederlo, anche se lui sorrideva mentre chiedeva con gentilezza: – Buongiorno a voi! Come state oggi?

Fece amicizia con un vecchio scorfano rimasto solo anche lui perché ripeteva a tutti sempre la stessa storia, così dopo un po’ nessuno aveva voglia di sentirlo più.

Mostro sapeva a memoria la storia dello scorfano, di quando fu pescato e rimase a far compagnia al pescatore per tutta la notte e di come quell’uomo all’alba lo aveva lasciato libero. Anche se come storia non fosse un granché, lo scorfano era molto entusiasta e la raccontava sempre con enfasi e dovizia di particolari. Mostro per non ferirlo ascoltava con partecipazione la storia sempre uguale.
Un giorno, mentre lo scorfano stava descrivendo ancora una volta come l’uomo avesse deciso di liberarlo, Mostro lo interruppe: – Devono essere belli, gli uomini.
– Mica tanto! – Rispose lo scorfano. – Stanno al contrario.
– In che senso?
– Si muovono dalla parte più corta, come se stessero sulla punta della coda, ma non hanno la coda.
– Allora sono come me?
– Beh! Come te non proprio, loro solo lisci lisci, ricordati che io l’ho toccato, non hanno squame.
Mostro rimase a pensarci per tutta la notte e il mattino dopo aveva preso la sua decisione: – Vado a conoscere gli uomini.
Lo scorfano cercò di dissuaderlo in ogni modo, ma era proprio una roccia e alla fine si arrese.
Mostro andò verso la riva e visto che era pesante ci mise un sacco di tempo, forse un’intera stagione, comunque, alla fine arrivò. Era quasi l’alba quando la sua testa bitorzoluta uscì dall’acqua. Vide quel mare asciutto sopra la sua testa e rimase incantato: brillava con tanti puntini luminosi. Decise di fermarsi in quella posizione per godere di quel mondo nuovo e vedere gli uomini da lontano. Quando il sole spuntò inondando il cielo di colori, grossi lacrimoni uscirono dalle cavità degli occhi, il mondo era di una bellezza sconvolgente. Man mano che diveniva giorno vide la costa, era uno spettacolo! Era davvero felice di aver preso la decisione di andare a conoscere il mondo. Guardava ogni cosa meravigliandosi e esclamando di gioia.

D’un tratto la spiaggia cominciò a popolarsi, gruppi di uomini, diversi tra loro, arrivarono con strani arnesi tra le mani.
Alcuni si abbassavano fino a stirarsi sulla sabbia, altri si spostavano velocemente, altri entravano nell’acqua: facevano un gran rumore. Mostro avrebbe voluto andare verso di loro e fare amicizia, ma non sapeva come presentarsi e così decise di avere pazienza. Il primo giorno stava finendo, Mostro vide il disco del sole posarsi sulla riga del mare e tingere il mare di arancione e rosa mentre il cielo diventava di blu e di viola. Preso dall’incanto del tramonto non si accorse che gli uomini erano andati via, quando tornò a guardare la spiaggia vuota e silenziosa vide che c’erano tante cose, oggetti colorati che forse gli uomini avevano dimenticato. Avrebbe vegliato su quegli oggetti, gli uomini sarebbero venuti a prenderli.
– Tu chi sei?
Mostro si girò e vide una tartaruga che gli nuotava attorno.
– Io sono Mostro. Tu sei una tartaruga che conosce gli uomini?
– Purtroppo!
– Il mondo è meraviglioso! Non trovi?
– Si, peccato ci siano gli uomini.
– Perché peccato? Sono bellissimi. Li ho visti oggi, sono così delicati, senza squame, senza coda e senza pinne. Si muovono con grazia e fanno un rumore che mette allegria.
– Hai visto cosa hanno lasciato?
– Si, torneranno a prenderli.
– Senti, amico mio, non torneranno a prendere nulla, quella è spazzatura. Il vento sparpaglierà tutti i loro resti e li porterà in giro, anche a mare. Di spazzatura di uomini si muore, io lo so, ne ho visti tanti morire.
Proprio mentre la tartaruga parlava si sentì uno strano rumore, erano grida. Mostro guardò nell’oscurità, piccole barche colme di uomini ondeggiavano pericolosamente.
– Moriranno. – disse la tartaruga.
– Perché?
– Perché serve che muoiano. Tutto quello che fanno gli uomini serve a qualcosa.
– Vuoi dirmi che si uccidono tra di loro?
– Sì, da sempre! Ma adesso è peggio. Adesso hanno smesso di crederci.
– Crederci?
– Crederci che possono essere amati. Vedi, quando qualcuno pensa che non sarà mai amato per quello che è, desidera cambiare ed essere diverso e comincia a uccidere se stesso, questo, spesso, lo rende cattivo. Diventa triste, la tristezza imbruttisce anche l’anima. Gli uomini che hanno l’anima brutta fanno del male agli altri uomini e fanno del male alla natura che è la madre di tutti noi. Gli uomini cattivi sono soli, non hanno tempo per curarsi di quello che c’è attorno, pensano solo a loro stessi. Vogliono essere i migliori e non importa a che prezzo.
– Io sono solo, sono molto brutto, il più brutto di tutti, nessuno vuole essermi amico, a parte lo scorfano.
– Ma tu non sei un uomo!
– Quindi dici che non ho l’anima brutta?
– Hai un’anima bellissima, color del tramonto.
Mostro si commosse, nessuno mai gli aveva detto una cosa del genere.
– Aiutiamo gli uomini ad arrivare a riva? – propose sorridendo ma con gli occhi lucidi.
Quella notte tutti gli uomini si salvarono. Non capirono come fecero ad arrivare a riva ma, anche chi non sapeva nuotare, arrivò a terra sano e salvo.
Mostro e la tartaruga stanchi, riposavano vicini.
Il giorno dopo la tartaruga cercò di convincere il nuovo amico che dovevano allontanarsi e che il mondo degli uomini era pericoloso. Mostro era deciso a restare e a vedere gli uomini da vicino.
– Va bene, testone, staremo ancora un giorno e poi andremo via.
– Vuol dire che starai con me?
– Vuol dire che ti impedirò di cacciarti nei guai.
Era quasi mezzogiorno, la spiaggia era piena di umani rumorosi che entravano e uscivano dall’acqua. D’un tratto un uomo urlò: – Guardate! Una tartaruga! Là accanto alla roccia!
Un gruppo di uomini entrarono in acqua, accerchiarono la tartaruga e la catturarono. Poverina, si dibatteva ma non riusciva a liberarsi. Mostro dapprima non capiva cosa stessero facendo. Perché volevano prendere la sua amica?
Poi il grido di lei lo scosse: – Scappa, mettiti in salvo!
Mostro, lentamente si tirò su, camminò con passo pesante verso la spiaggia. Gli uomini cominciarono a urlare, scappando in ogni direzione. Quelli che avevano la tartaruga la lanciarono sugli scogli e fuggirono.
Mostro con tanta fatica e cercando di essere delicato per quanto la sua mole gli concedeva, prese la tartaruga e vide che aveva il guscio rotto. Li aveva visti scagliarla contro gli scogli. La tartaruga con un filo di voce disse: – Vai via, torneranno e ti faranno del male. Vai, mettiti in salvo. Lasciami qua, non potrei nuotare in queste condizioni.
– Non ti lascerò mai. Verrai con me. Mi dispiace non aver ascoltato il tuo consiglio. Gli uomini hanno l’anima triste, avevi ragione.
Mostro girò le spalle al mondo e andò via.
Prima di immergersi, vide da lontano, la costa in preda alle fiamme e il cielo che diventava nero. Il vento si era alzato e portava l’acre odore di fumo ovunque. La spazzatura degli uomini si sollevava in aria e danzava come in un rito macabro.
Mostro tenendo delicatamente la sua amica tra le mani si immerse.
A volte, capita di vedere vicino alla riva, in certe albe particolari, una roccia che ha il colore del tramonto. Una specie di scoglio bellissimo, accanto, nuota uno scorfano chiacchierone e una tartaruga dal guscio strano, un guscio tenuto insieme da un pezzo di roccia color tramonto.
Mostro, ogni tanto viene a vedere se gli uomini hanno imparato a crederci.

 

ph Riccardo Di Palma