Storie per la luna

C’è Giove, tronfio e fiero,
più in là, vezzosa, Venere attende.
Sulla folta chioma della palma
la Luna seducente, copre parte del viso
con un ventaglio nero.
Racconta, la risacca, cose mai narrate
si infrange e si ritira senza perdere mai.
Splende la costa di luci umane
forse per far finta che non sia mai notte
o per l’atavica paura del non conosciuto.
Guardo la luna dietro al suo ventaglio
lei sa cosa voglio,
è un vecchio gioco, il nostro,
muta domanda, sfottò per risposta.
Ci comprendiamo come vecchie comari
guardiamo il mondo e le sue stelle
dissacrando umane storie
tessendo eroiche imprese
alla fine, lei, torna seria
piega il ventaglio e guarda lontano
meglio la buia notte al genere umano.
Cerco un appiglio: le parlo d’amore
sembra fermarsi per meglio ascoltare
invento la storia di un gran cavaliere
un ufficiale, a guardar gli alamari,
cerca da tempo una regina persa laggiù
in una terra lontana
rimase tra i viali di un bel giardino
prigioniera di un triste destino.
La Luna attenta, ora mi guarda:
– Posso aiutare il tuo cavaliere.-
dice pronta, – Son qui a servire
come si vede chi è la regina?
Ora son io a guardar lontano:
– Tu puoi vedere l’animo umano?
– Posso sentirlo, – dice sicura –
ascolto la notte che vi passa dentro
le vibrazioni, il suono, il lamento
sento i cori, gli assolo, il ritmo e il tempo.
Abbasso la voce e provo a spiegare:
– Dunque, ascolta con attenzione,
lo stridio di un desiderio che non riesce a volare
segui le note più disperate
suoni sbeccati, stracciati, scheggiati
suoni taglienti come ricordi mai passati
segui i sospiri pieni “mai”
pesanti, ruvidi, asciutti
come terra arsa incapace di dare
trova tutto questo in una melodia
ascolta il tormento dell’animo regale
vedrai la mano alzarsi e lieve toccare
un pensiero rimasto impigliato
un discorso mai proclamato
quella del cavaliere è la regina
la promessa sposa e il perduto amor.
Commossa, la Luna, disegna sul mare una scia
anche stanotte avrà una storia da pensare
chiudo la pagina anch’io
poso la corona e mi avvio.