Attenzione, sta tornando.

Lui è Alessio, un bambino bellissimo di sei anni. L’età l’abbiamo capita tutti perché il papà di Alessio l’ha detta forte e chiara.
Alessio ha un papà e una mamma.
Alessio arriva a spiaggia con mamma, mentre papà va a parcheggiare la macchina, anche questo lo abbiamo capito perché la mamma lo ha spiegato per bene, mentre reggeva borse e accessori vari.
Alessio non parla: urla, piange, stride, squittisce, brontola, mugugna e piange, a volte è capace di fare tutto insieme contemporaneamente.
Alessio grida che vuole bagnarsi. La mamma di Alessio lo spalma di crema e con una calma tra l’estasi e la santità, dice di no.
Alessio ripete il suo mantra, incessantemente, lamentandosi e urlando ad alternanza.
La mamma di Alessio sciorina i suoi no come poste di rosario concludendo con il gloria: si deve aspettare il papà.
Il compagnetto di Alessio, che era già in spiaggia e nessuno lo aveva notato, entra in acqua. Alessio urla e, finalmente, arriva il papà di Alessio.
Tiriamo tutti un sospiro di sollievo e anche i gabbiani gioiscono.
– Papi voglio fare il bagno. – urla, squittisce, brontola, lamentandosi Alessio.
Il papà di Alessio piazza l’ombrellone come fece Neil Armstrong in quel caldo 21 luglio 1969 con la bandiera statunitense, quindi apre le sdraiette: – Non puoi bagnarti, ancora.
Alessio ricomincia imperterrito senza cambiare tono e volume.
I gabbiani volteggiano come condor sul papà di Alessio.
Tutti ci complimentiamo per la resistenza fisica, notevole per un bambino di soli sei anni.
Il compagnetto di Alessio nuota come se fosse venuto a mare per quello.
Alessio urla. Il papà di Alessio si alza dalla sua sdraietta va a riva e rimprovera il compagnetto: – Alessio ha solo sei anni, non può fare il bagno da solo.
L’altro bambino, mentre nuota, dichiara che anche lui ha sei anni e sottolineando l’affermazione va sott’acqua. Noi, tutti quanti, gli crediamo senza ombra di dubbio.
Il papà di Alessio bofonchia qualcosa, si capisce che i sei anni del figlio sono ancora nuovi.
Alla fine, Papi, ha un tentennamento, forse ha qualche sentore dell’incoraggiamento di tutta la spiaggia, che nel frattempo è immobile, in attesa, trattiene il respiro e… così cede: – Va bene, bagnati, ma con i braccioli.
Alessio urla ancora più forte, vuole fare il bagno come il compagnetto, senza braccioli.
Tutta la spiaggia ha dei braccioli gonfi che non si direbbe.
I gabbiani vanno verso la Finlandia.
Finalmente, Alessio fa il bagno con il papà, senza braccioli e nuota pure.
Forse galleggia naturalmente.
Silenziosamente ci stringiamo in una preghiera di ringraziamento.
– Mamma, ho fame! – Urla Alessio subito dopo il bagno.
– Tra mezz’ora mangiamo tutti insieme. – sentenzia la mamma.
A Tunisi non ne possono più e, loro che possono, chiudono le finestre. Noi ci scambiamo sguardi di fratellanza e compassione. Come per un tacito accordo, vanno tutti in acqua, chi può sott’acqua, li seguirò appena finirò di scrivere.
Alessio dà deliziosi calci alla sabbia urlando che ha fame.
Il cielo è azzurro e muto. Non ci sono gabbiani né altri volatili.
Alessio, così bello!
Alessio con una mamma e un papà, tanto brave persone, ma con la predisposizione alla pessima scelta riguardo a spiagge e a luoghi dove andare in vacanza.
Alessio con una mamma e un papà costruttori di infelicità di prima scelta.
A ogni Alessio, comunque si chiami, e a tutti i vicini di ombrellone con sguardo di fratellanza e compassione.
Buona estate!