Il pezzettino più raro

mi era sempre piaciuto quel suo modo di discorrere
di raccontare quel mondo che vedeva
il suo mondo, a volte così diverso dal mio
lei aveva quel modo tutto suo di porgerlo
era un modo autoritario ma con grazia.
credo di essermi innamorato così
percorrendo le sue parole
ma soprattutto trovando quella parte di lei
che stava negli anfratti
in quello spazio tra una parola e l’altra
dove ci si poteva perdere.
lei non era abituata a dividere con altri
quei posti bianchi di silenzio
così si affrettava ad attaccarci una parola vicino
una parola che avesse un suono fresco
che mi guidasse verso il resto della frase.
uscivo a malincuore da quegli spazi pieni di lei
e ogni volta che andavo via
mi portavo un pezzettino di lei
per guardarmelo con calma
quando potevo assaporarne le sfumature.
tenevo quei pezzettini in una scatolina di legno
mi piaceva la sera metterli insieme
e ascoltare il suono che facevano
come un collezionista sapevo
che mancava sempre il pezzettino più raro.
lei aveva un modo suo per andare via
guardava avanti mentre porgeva le sue parole
dal taglio preciso senza incertezze
parole nette come le notti d’inverno
il suo sguardo fissava un punto lontano
io l’aspettavo là e la portavo a casa