Il giorno che sei morto e io avevo tante cose da fare

Il giorno che sei morto
sei morto che era di novembre
era un giorno di sole e di blu
e la sera c’era pure la luna.
Una bella sera di novembre
con un cielo che sembrava di festa.
Sei morto proprio così.
Forse lo sapevo già
che saresti morto
o è successo d’un tratto
non lo so
ho preso le misure dell’ultima delusione
e ci stavi dentro proprio preciso.
C’era un orizzonte perfetto.
Era proprio una bella sera
forse troppo bella per farti morire
ma una volta deve succedere
e quella delusione
bruciava meno delle altre
potevo tenerla con le mani
senza farmi tanto male.
Avevo troppe cose da fare
i ciclamini da travasare
le fioriere da spostare
e m’era venuta voglia di correre a mare
così ho aperto le braccia
scuotendo quella delusione
come un lenzuolo steso ad asciugare…
e non profumava nemmeno
odorava proprio di nulla.
Il sole brillava nel pomeriggio
e dovevo fare tante cose…
forse avrei dovuto fermarmi
magari piangere un po’
ma ho dimenticato di farlo.
Mentre mi lavavo i denti
ho pensato che andasse fatto.
Ho sciacquato la bocca
ho sciacquato lo spazzolino
e ti ho fatto morire.
Quella delusione
l’ennesima
ti ha avvolto perfettamente
un sudario della tua misura.
Forse avrei dovuto fermarmi
almeno per un pensiero
ho dimenticato di farlo
dovevo rinvasare i ciclamini
correre a mare
e guardare lontano.
Mi sono distratta
era proprio un bel giorno di novembre.
Forse avrei dovuto scegliere
un giorno di pioggia
mi avrebbe aiutato
a ricordarmi di piangere
almeno un po’
ma c’era un sole che sembrava di festa
e ti ho sepolto in fretta
mentre sciacquavo lo spazzolino
con il sapore di menta in bocca.
Non l’ho fatto a posta
è successo così
come quando ti dissi che ti amavo.
Le cose accadono
accadono e basta.
Quando ragioniamo
possiamo decidere di arrabbiarci
o di lasciare andare
possiamo perdonare
o giustificare
e poi le cose accadono.
Quel giorno è accaduto che sei morto
e io avevo tante cose da fare.