L’omino dei cassetti.

 

Vedete, dentro al cervello, si può trovare di tutto, cose che neanche immaginate di avere, non solo pensieri a volte importanti e decisamente interessanti, a volte un po’ approssimativi, a volte strambi proprio. In quel dedalo di corridoi e stanze e terrazze e soffitte e cantine, che è appunto il cervello, si trovano cose inimmaginabili, vi assicuro che è così.

Prendiamo il mio, ad esempio, c’è in un angolo a sud ovest, un salone ampissimo, al centro, su un tappeto verde scuro, uno scrittoio di ciliegio con sopra tutti gli oggetti di uno scrittoio come si deve, dietro, una bella poltrona in vecchio cuoio rosso, peccato sia coperta di polvere.

Ed eccolo lui, appare dietro a un angolo e scompare di corsa, ora sta in cima alla scala, ora scende e va verso la parte opposta. La scala di legno, altissima fino al soffitto, si muove sulle ruote velocemente da una parete all’altra, e lui sale e scende di qua e di là. Si fermasse un poco potrei leggergli quello che ho scritto, ma non c’è verso.

Dimenticavo, tutte le pareti del salone, dal pavimento al soffitto, sono cassetti chiusi; cassetti piccoli, grandi, stretti stretti, larghi larghi, sono quadrati, rettangolari, ovunque vi giriate: cassetti.

Lo strano signore che va da una parte all’altra, indaffarato a tal punto che sembra non accorgersi di me, è l’omino dei cassetti. In effetti potrebbe sembrare buffo con quei piedi piccoli, la pancia che tira il panciotto e le mani sempre agitate, ma è tutto il resto che incute rispetto e, a volte, un po’ di soggezione. Ha 63 anni, da sempre, ed è sempre vestito allo stesso modo: scarpe di morbida pelle nera con la punta leggermente arrotondata, pantaloni grigi con un sottile righino nero, giacca nera con panciotto grigio e candida camicia, chiusa proprio alla base del collo, con un perfetto ed elegante papillon verde scuro. Il viso paffutello ha lineamenti regolari a parte le orecchie che, secondo me, sono troppo piccole, le labbra severe e gli occhietti sempre in movimento dietro gli occhiali tondi dorati. I capelli, pochi in verità, fanno coroncina da un orecchio all’altro lasciando tutta la parte superiore del capo rosea e lucida, questo evito di farglielo notare poiché temo sia un po’ permaloso. Ricordo di averlo visto ridere solo una volta, era il diciotto aprile del millenovecentosessantatré, erano quasi le quattro del pomeriggio e fuori pioveva.

Adesso vi dico una cosa, non ho idea di quanti siano i cassetti, credo centinaia, forse migliaia, ci vorrà tutta una vita per contarli, ma so di certo e senza nessun dubbio che l’omino dei cassetti conosce a menadito il contenuto di ogni cassetto grande o piccolissimo che sia. Come faccio a saperlo? Beh, cercherò di spiegarvelo.

Poniamo il caso che io debba scrivere una storia sull’amicizia, ecco, lui prende la scala e va verso un punto preciso, quindi con meticolosa attenzione apre il cassetto, badate bene, non un cassetto qualsiasi, proprio quel cassetto particolare. Dapprima si sentirà una musica, sarà una melodia allegra, ironica, triste, dolorosa, sarà pungente o romantica, insomma, deciderà il genere della storia, poi, come aquiloni, usciranno dal cassetto immagini. Affascinata come sempre, guarderò quella danza lenta di volti e luoghi che fluttueranno attorno a me in ordine sparso. Le immagini, a colori, in bianco e nero, color seppia, nitide o leggermente sfocate, galleggeranno nell’aria seguendo la musica. Alcune le riconoscerò, altre saranno nuove o forse non ricordavo di averle, altre ancora saranno dei disegni, delle bozze fatte a mano come appunti di viaggio: ecco, la mia storia è lì.

Scelgo, guardo ancora, scarto, non mi resta che comporre le immagini. E mentre aggiusto i colori e doso i sentimenti, lui, l’omino dei cassetti, ha già raccolto gli scarti e li ha sistemati dove lui solo sa, magari avrà fatto un cassetto nuovo mettendolo chissà dove.

Adesso avete capito come funziona? Certo, a volte mi piacerebbe sedermi su quella sedia di cuoio rosso e ascoltare lui, ma non è mai successo che riuscissi a fermarlo un attimo.

A volte, in verità penso sia quasi per dispetto, succede che mentre sto facendo le mie cose, le cose di tutti i giorni, tipo vivere il tempo in modo corretto e convenzionale, ecco che lui apre improvvisamente un cassetto. Beh, a quel punto, penso di andare nel grande salone con passo deciso, piazzarmi davanti a lui e redarguirlo con l’indice ben puntato, questo penso, però le immagini danzano attorno a me e… oh! È davvero una storia magnifica! Devo scriverla, si, devo scriverla e poi… poi magari andrò dall’omino dei cassetti e mi sentirà… certo che mi sentirà!