Torino, 12 Maggio 2016

Sul piazzale c’era già una discreta fila. Seguo quelli con il pass e vado verso un ingresso poco affollato. Un agente addetto ai controlli mi guarda.

– Buongiorno. Autrice. – dico emozionata mostrando il pass con il mio nome, lui guarda il cartellino in modo superficiale e mi lascia passare.
Ho la pelle d’oca. Io sono al Salone del Libro.
È ancora presto e dentro non c’è tanta confusione, ci sono tanti libri, tantissimi.
Mi sento come un bambino in un negozio di caramelle, gli occhi vagano ovunque e ovunque parole, pensieri, emozioni impaginate ed esposte in bella mostra. La voglia di toccare tutte le copertine, di sfogliare le pagine e soprattutto di annusare i libri.
Mi aggiro tra gli stand, le GRANDI case editrici, con i posters degli autori GRANDI, con i salottini dentro per accomodarsi e leggere o chiacchierare, con il programma degli avvenimenti e la scaletta con la presentazione dei libri importanti, famosi. Gli Scrittori che avevo sempre ammirato, sarebbero stati là, in quei salotti eleganti con le ragazze in tailleur che mi chiedevano come potevano essere utili. Attorno al centro più fecondo e in fermento, quello con le ragazze in tailleur, una corolla di stand, la media e la piccola editoria, con i movimenti più pacati, con gli editori davanti ai loro libri come maestri davanti agli alunni messi in fila. Si concordano le interviste, si organizzano le riprese e intanto cominciamo ad arrivare le scolaresche, la gente ed è come essere al luna park con i gettoni omaggio.
Guardo il mio libro, è lì nello stand del mio editore, lì tra tanti libri, tra un numero infinito di parole, le mie parole.
Sono orgogliosa del mio libro, con il suo bel blu, con l’immagine della donna che solleva il fieno.
“Elena intrecciava fiori di sale” è a Torino, al Salone del Libro. Le mie storie sono rilegate e impaginate e in bella mostra nello stesso luogo dove sui salottini, qualche stand più in là, ci sono gli scrittori, i poeti, gente dello spettacolo, della politica.
L’emozione arriva con un paio di jeans e un giubbotto scuro, prende il mio libro e lo sfoglia, con calma, legge la quarta di copertina.
Vorrei fargli mille domande: perché ha scelto il mio libro? gli piace il blu della copertina? cosa ha mangiato a pranzo?
Lo so che può sembrare poco professionale ma le emozioni vanno a cavoli loro, mai visto un diploma o attestato di emozioni.
Nel frattempo il tizio ci ripensa e posa il libro. Ok è stato un bel momento, il ghiaccio però è rotto.
Le persone passano, alcune si fermano, chiacchieriamo. Mi abituo a vedere il mio libro in altre mani, a vederlo andare via. “sentiamoci” mi verrebbe da dire.
Chiacchieriamo con gli altri autori e si parla di parole. È decisamente bello, l’atmosfera, il cameratismo, il guardarsi attorno e comprendere. L’angusto spazio tra i libri diventa quasi casa.
La felicità arriva con due sorrisi fantastici: Fernanda e Lucia, le mie amiche lettrici, arrivano per conoscere me. È un ritrovarsi che sa di tempo antico. In pochi minuti si condivide la vita. sguardi, sorrisi, mani, un intreccio che si amalgama alla perfezione. Firmo le copie e firmo un patto di amicizia, di complicità.
È arrivato il sabato sera, troppo presto, ho la valigia da preparare. È tardi. Per tutto il giorno c’è stata una folla immensa. Sono stanca ma con tante cose dentro.
Fuori l’aria è fresca, prendo una giacchetta dentro la borsa e la uso a mo’ di sciarpa.
Sopra di me le bandiere del Salone del Libro sventolano altere e fiere. Saluto l’agente della sorveglianza ed esco dal cancello.
Ho la pelle d’oca e stringo la giacca al collo.
Ci sono istanti che terremo sempre a portata di mano, come una giacchetta per quei momenti di fresco improvviso o di malinconia morbida e basta stringerli un po’ per fare passare la pelle d’oca.

maria carmela