Non poteva funzionare

Lui guardò il bicchiere che teneva in mano. Il liquido rosso rubino che scivolava lungo le pareti di cristallo senza lasciare traccia.
Non avrebbe funzionato. Non poteva funzionare.
Lei, lei era così incapace di essere… di essere solo una donna. Lei era una sfida. Lei era un’ossessione. Lei era il vento che soffiava sulle vele e lo portava al largo in mari agitati e sconosciuti e, d’un tratto, era la bonaccia che lo abbandonava in quel mare solitario con le inutili vele alzate come braccia vuote.
Non poteva funzionare.
Agitava il vino nel bicchiere odiandosi. Sentiva ancora quel vento che lo portava alla deriva e odiava lei. Doveva odiarla e sapeva odiarla.

Lei passava il dito lungo lo stelo del bicchiere. Lentamente accarezzava il gambo di cristallo.
Non avrebbe funzionato. Non poteva funzionare.
Lui, lui era così prepotente quando decideva di portarla via da se stessa. Così avido da riempire ogni spazio di lei. Lui era così sicuro, da sfidarla con ogni sguardo. Lui era una tempesta, una tempesta che non ha padroni che soffia dove vuole, inaffidabile, eccitante e incapace di essere fedele.
Non poteva funzionare.
Fissava il lungo stelo di cristallo odiandosi. Avrebbe dovuto avere il controllo di se stessa, avrebbe dovuto impedirsi di farsi male. E odiava lui. Era facile odiarlo mentre il seno le si sollevava e i respiri diventavano brevi.

Quanto si erano odiati in quel tempo di amore intenso. Lacerandosi di parole, ustionandosi con i silenzi. Urlandosi addosso quell’amore che bloccava i respiri. Cacciandosi via mentre restavano avvinghiati e mai vinti. Sciogliendosi come quel sapore di sale che avevano gli occhi umidi dei loro sogni. Si erano odiati in ogni modo conosciuto amandosi come neanche sapevano: improvvisando. Si erano rincorsi e spinti lungo gli argini della vita, erano caduti e si erano feriti aspettandosi. Si erano cercati mentre precipitavano dal punto più alto di loro stessi.
E alla fine, ciascuno si era tagliuzzato le punte delle dita per impedirsi di toccare l’altro.
Quanto si erano odiati! Per tanto tempo avevano coltivato quell’odio con una cura meticolosa, prendendosene cura costantemente. Poi era diventato quasi una compagnia, un luogo conosciuto e familiare. Un luogo dove rifugiarsi di tanto in tanto.

Era straordinario come i loro occhi si fossero incrociati e intrecciati in quella sala gremita di gente.
Era straordinario come ogni rumore fosse cessato d’un tratto.
Era straordinario come stessero precipitando ancora dal punto più alto di loro stessi.
Ciascuno al suo tavolo con la propria vita attorno.
Giravano i camerieri con i loro vassoi.
Precipitavano loro due con gli sguardi intrecciati.
Lui che sapeva odiarla mentre andava alla deriva.
Lei che era così facile odiarlo mentre i respiri diventavano brevi.
Non avrebbe funzionato.