Era importantissimo che ci fossi

Mi diede appuntamento in piazza. Ero felice, agitata, agitatamente felice. Dimenticai le chiavi di casa, o forse erano quelle della macchina, dimenticai la mascherina, dimenticai di guardarmi i capelli prima di scendere dalla macchina, dimenticai proprio di guardarmi e mi ricordai che non avevo messo il rossetto e… non avevo neanche la mascherina per nascondere la mancanza del rossetto. Era troppo tardi per ricordarmi le cose che avevo dimenticato, così divenni meno felice e più agitata, ma ero puntuale.
Lei era là. La vidi sorridere e capii che non importava ciò che non avevo, era importantissimo che ci fossi, e c’ero.
Sorrisi anch’io guardandola e non ci fu bisogno di nient’altro, ci capimmo perfettamente.
Ci ascoltammo in silenzio, le mostrai dei ricordi che commentò con elegante comprensione, lasciò che sbocciassero dei consigli sui vasi dei balconi e mi indicò i campanili delle chiese dove sostava il giorno stanco.
Alla fine, lasciò che io le facessi una foto, ancora una, e mi diede appuntamento per la sera dopo.