Quella volta che il corpo decise di avere un capo.

Un giorno, tutti gli organi del corpo fecero un’assemblea per decidere a chi spettasse il titolo di “capo”. Gli occhi parlarono per primi: – Non crediamo possano esserci dubbi, noi vediamo tutto, riferiamo tutto quanto a ciascuno di voi e vi comportate di conseguenza.
Le orecchie: – Perché credete che senza il nostro lavoro potreste ascoltare il suono della musica? E vogliamo parlare degli allarmi per scampare i pericoli?
– Sì, e una volta ascoltati gli allarmi che fareste senza di noi gambe? Noi portiamo tutti voi in giro, ovunque vogliate andare, quindi…
– Quindi, se io non batto si muore, cari miei. – disse con calma il cuore – Non credo ci sia un organo più giusto di me per fare il capo del corpo.
Le mani si agitarono: – E noi? Noi prendiamo il cibo, nutriamo il corpo.
Lo stomaco e il fegato insorsero: – Se ci agitiamo noi, vi assicuro che finisce male. Noi facciamo tutto il lavoro che permette a tutti voi di fare le vostre funzioni.
Si fece una gran confusione, tutti volevano essere il capo del corpo e il cervello, muto, ascoltava quella bailamme senza dire niente e senza che nessuno avesse pensato di interpellarlo. A un certo punto, sentirono una voce stridula e fastidiosa: – Io sono il capo.
Tutti fecero silenzio per capire da dove venisse quella voce.
– Sono, qua. – disse con cipiglio sicuro, lo stronzo. – Io sono il vostro capo.
Tutti gli organi scoppiarono a ridere, tranne il cervello che osservava con attenzione.
Il cuore smorzò le risate: – Avanti, abbiamo perso fin troppo tempo, smettiamola con i perditempo e passiamo alle votazioni.
Lo stronzo ribadì: – Non occorre nessuna votazione: io sono il vostro capo.
Gli occhi lo guardarono increduli, la bocca si arricciò schifata, il naso si chiuse con sdegno…
– Smettila! – urlò la bocca – Ma tu credi realmente che noi, organi nobili e importanti, belli e, si guardò in giro, anche meno belli, ma sicuramente funzionali, potremmo eleggere te, uno stronzo, scusa ma non saprei come definirti, come capo di tutto il corpo?
– Non solo lo credo, ma mi pregherete di farlo.
Ci fu una baraonda! Chi urlava, chi inveiva, chi rideva. Il cervello osservava.
– Bene, – disse lo stronzo – adesso mi piazzo qua e aspetto che mi chiediate di essere il vostro capo.
Gli organi lo guardarono aspettando di capire. L’intestino cominciò a lamentarsi: – Per favore potresti metterti bene, mi stai facendo male.
Lo stronzo sorrideva e guardava tutte le venuzze giocando con quelle blu e poi con quelle rosse, intanto passava il tempo.
Il cuore cominciò ad agitarsi e la pelle divenne rossa e accaldata. Il fegato si ingrossò, le gambe cominciarono a perdere la loro sicurezza. Lo stomaco era in subbuglio. L’intestino urlò: – Vi prego, fate qualcosa. Mi sto torcendo dal dolore!
Lo stronzo, fermo, aspettava.
Passò ancora del tempo e il corpo era davvero distrutto, tutti si lamentavano e tutti cercavano di dare la colpa agli altri del loro stato.
Il cervello chiamò tutti a raccolta e chiese: – Dunque? Volete che sia uno stronzo a comandarvi?
– Sìììììì… – risposero gli organi in coro.
– Bene, così sia! – decretò il cervello. – Quando c’è confusione e nessuno in grado di pensare, il capo non può essere che lo stronzo. Stronzo, sei, ufficialmente, il capo del corpo.
Finita la breve cerimonia, tutti si complimentarono con il “capo” del corpo, portando i loro omaggi.
– Adesso, – disse il cervello – dovete decidere chi morirà per primo.
Gli organi lo guardarono male. – Tutta invidia, la tua – disse la milza.
– Sei il solito guastafeste! – brontolarono i polmoni.
– Rilassati, – provò a rabbonirlo, il gran simpatico, – ormai abbiamo un capo. Certo non è bello, non è neanche quello che ci saremmo aspettati, ma è il capo: abbiamo qualcuno che si prenderà cura di noi e ci farà stare bene.
– Visto che lo avete eletto come vostro capo, immagino sappiate che avete decretato la vostra morte.
– Ma cosa dici? – dissero gli organi
– Per essere il vostro capo ha bisogno di stare nell’intestino, fino a quando starà nell’intestino voi starete male… noi, staremo male… purtroppo… e questo ci porterà alla morte. Se lui uscirà dall’intestino non potrà più essere il vostro capo.
Lo stronzo, ormai capo indiscusso, tronfio, si gonfiò e questo fece stare ancora più male l’intestino e tutti gli altri organi a seguire.
Gli occhi si appannarono, lacrime di dolore e frustrazione premevano per uscire: – Ormai è troppo tardi, vero? – dissero mestamente al cervello.
– Ci vorrebbe la cooperazione di tutti per buttare fuori quello stronzo, ma è la parte più difficile e senza un capo vero che ha una visione chiara di ciò che si deve fare, che coordina, che distribuisce i compiti secondo le competenze, e soprattutto che sia onestamente interessato a ciascun organo… beh… è praticamente impossibile.
– E quindi moriremo? – disse il polmone sinistro.
– Lo avete scelto.
– Ma era l’unica soluzione. – si lamentò il polmone destro. – Lui sembrava così sicuro e poi eravamo tutti d’accordo.
– Non tutti. – disse a bassa voce il cervello andandosene.
– E adesso dove vai? – chiese la bocca, restando aperta.
– Nella mia scatola, ero un buon cervello ma il popolo sceglie sempre Barabba.
– E adesso, questo chi è? A cosa serve? – domandò il fegato tra una fitta e l’altra.
– Serve a scrivere la storia, ma non importa, tanto nessuno la leggerà veramente. Addio.
– Aspetta! Non puoi andartene così! Che fai? Ci lasci soli proprio in questo momento? – implorarono tutti gli organi da ogni dove.
– Tu eri l’unico che poteva fare il capo, sei la conoscenza. – concluse il cuore debolmente.
– Vedete come la conoscenza sia inutile se è data a chi non è capace di pensare. Ogni popolo ha il governo che si merita, saluti al capo.