Le stelle sono amori mai finiti

Ti amo. Mi sono innamorata di te quella mattina di un anno fa, quando ero arrabbiata, nervosa come una gatta bagnata e tu mi hai aperto l’ascensore ridendo. Non sapevo neanche il tuo nome, da quando abitavo in quella casa ti avevo visto ogni tanto prendere l’ascensore e avevamo scambiato qualche saluto, come con tutti.

Quella mattina hai sorriso dicendo che la controparte aveva sicuramente avuto la peggio, a guardare la mia faccia, poi mi avevi chiesto scusa e abbiamo riso insieme. Che sete avevo delle tue parole tranquille, del tuo sorriso sornione, del tuo modo gentile di vedere le piccole cose. Il giorno dopo mi sono innamorata un po’ di più. Mi sono svegliata ogni mattina pensando a te che mi aprivi l’ascensore della giornata e salendo su con te, non poteva che essere una gran giornata.

Una mattina, tu non c’eri. Ho guardato l’orologio, sono tornata indietro, sono uscita per vedere se, per caso, fossi lungo la strada, niente: non c’eri. Come mi irritò la tua mancanza, mi sentii delusa da me stessa: cosa mi prendeva? Decisi che il giorno dopo avrei fatto finta di niente, anzi forse sarei perfino arrivata in ritardo. Invece, il mattino dopo, allo stesso orario, entrai nell’androne del nostro palazzo che cominciavo a trovare perfino bello, e ti vidi al solito posto, avevi tutta l’aria di aspettare me. Mi chiedesti scusa per l’assenza del giorno prima; impegni inderogabili avevano spostato i tuoi orari. Ascoltavo le tue scuse e mi scioglievo dentro. Avrei voluto dirti che non dovevi darmi delle spiegazioni, che non dovevi scusarti, invece sorrisi e dissi: – Non è stata una bella giornata ieri.

Tu, prima di pigiare il tasto per il quinto piano, ti fermasti un attimo: – Anche la mia giornata è stata triste.
Fu chiaro che ci cercavamo, che non era più un caso il trovarsi e scambiare quelle poche parole ogni giorno, e mi piaceva, accidenti, quanto mi piaceva!
Così le mattine cominciavano come le note di una sinfonia che prendeva corpo ed era un crescendo di tamburi e viole e violini con un assolo di tromba finale. Svegliavo i ragazzi canticchiando: colazione, zainetti e via a scuola. Per la strada raccontavo loro delle cose buffe e al ritorno i miei passi erano leggeri e veloci, vedevo da lontano il nostro palazzo e sorridevo pensando a te che mi stavi aspettando, un giorno dopo l’altro.

Ogni mattina ci scambiavamo un po’ delle nostre vite, ogni mattina mi innamoravo un po’ di più. Cominciammo con il caffè al bar dell’angolo, e fu quel giorno che, senza reticenze, parlammo dei nostri orari, quasi pianificando i rientri, come la cosa più naturale del mondo: i tuoi turni, gli orari delle attività dei miei ragazzi, gli impegni quotidiani. “Il martedì Mattia e Nicola hanno musica poi, lascio Luvi in palestra e vado a fare la spesa”, spiegavo guardandoti al di sopra della tazzina. “Io faccio la spesa il mercoledì, ma potrei spostarla al martedì pomeriggio”, concludevi tranquillamente. Come sembrano lontani quei tempi, adesso.

Fu all’inizio di novembre, quando gli alberi del parco già senza foglie sembravano sculture incomplete, mi prendesti la mano e cercando i miei occhi dicesti: “Io ti amo”.
Lasciai un po’ la mia mano tra le tue ma distolsi subito lo sguardo, ti mostrai qualcosa lontano e ti raccontai delle stupide cose con voce frettolosa. Lasciasti la mia mano deluso prendendo il mio cambiare discorso come una leggerezza maleducata o un gentile rifiuto. Quanto ti ho amato in quel momento. Distolsi lo sguardo perché tu non potessi leggervi tutto l’amore che provavo per te, parlai in fretta per riempire il silenzio prima che diventasse pieno di “noi”. Misi la mano in tasca chiudendola a pugno per non farla tremare. Mi salutasti in fretta e arrabbiato, andasti via camminando tra le foglie morte.

Mollica, Molly, entrò a casa come un re con la corte a seguito. I ragazzi erano in fibrillazione, per anni avevano chiesto un cucciolo e finalmente avevo acconsentito, mentre mio marito era rimasto sulla sua posizione e alla fine, si era trincerato nell’abituale indifferenza.

Portare Molly a fare la passeggiata serale divenne la nostra pausa dal mondo.
Qualche sera dopo, all’ennesimo mio cambiamento sull’argomento di conversazione hai quasi urlato: – Cosa vuoi da me? Io ti amo, ti amo senza una via d’uscita. Adesso dimmi qualcosa o vado via e non mi vedrai più.

Ti dissi che non volevo niente da te, che non ti avevo chiesto niente e che se volevi andartene eri libero di farlo, ti dissi con un filo di voce che io potevo darti quello che vedevi e niente di più, che se non ti bastava avresti dovuto cercare altrove. Litigammo. Guardai il cielo per evitare che le lacrime scendessero, presi Molly in braccio e andai via. Quanto avrei voluto abbracciarti e baciarti, e stringermi forte a te…

Lo so che adesso sarai arrabbiato ancora di più, riesco quasi a vederti, ma non smettere di leggere, ti prego. Non credi sarebbe stata la cosa più facile da fare dirti subito che anch’io ti amavo? La cosa più bella? Lasciarsi guidare dal cuore e dirti “ti amo”, sarebbe stata la conclusione più semplice, più facile.

Quante volte ti ho detto, ho urlato al mondo il mio “ti amo”, camminandoti accanto e ridendo con te, ascoltando i tuoi problemi e parlandoti dei miei, condividendo con te ogni cosa bella e sfogandomi con te per le cose che non andavano. Sì, le mie labbra non l’hanno mai pronunciato, e quando ti sei avvicinato così tanto da sentire il tuo e il mio cuore indistinti io ho parlato d’altro e quel bacio non c’è mai stato, un bacio non mente, avresti capito quanto ti amavo.

Amore mio, romantico, dolce, forte, ironico, caparbio, prepotente, perfetto amore mio… ho bisogno di te come ho bisogno dell’aria e per questo non lascerò che questo amore finisca, che diventi un ricordo triste o patetico, non lascerò che muoia di morte naturale né che venga ucciso dai giorni che gli attaccheremo addosso. Proteggerò questo amore a ogni costo, perché questo amore mi rende forte e sicura di me, in questo amore mi rifugio quando ho bisogno di tenerezza, questo amore è il senso della mia vita, i sogni delle mie notti, le promesse dei miei giorni.

L’amore non è istinto che arriva come una folata di vento e va via lasciando un po’ di cose scompigliate. L’amore è pensiero, è un cercarsi e vivere per trovarsi e trovarsi anche quando non si è vicini. Rifletti, cosa sarebbe successo se io ti avessi detto “ti amo”? avremmo vissuto il nostro amore, sì, e dopo? “dopo” vuol dire che si passa ad altro, finisce una cosa “dopo” c’è un dopo.

Per il nostro amore avresti lasciato tua moglie malata, avresti perso così pure tuo figlio che adori, avresti perso la sua laurea che ti rende così fiero di lui, i suoi progetti e tutto il resto.

Io, senza lavoro, senza casa, cosa avrei detto ai miei tre ragazzi? Io che sapevo già che ci saremmo trasferiti cosa avrei detto alla mia famiglia? Avrei spiegato che rinunciavo a loro perché mi ero innamorata follemente di un uomo, avrei visto il dolore nei loro occhi che inconsapevoli, ostinatamente ciechi si sarebbero chiesti ogni giorno come fosse successa quella… follia.

Oppure, avremmo vissuto nell’ombra, avremmo fatto l’amore trovando buchi di tempo per rivestirci frettolosamente e tornare ad essere le bugie di noi stessi.
Quanto può durare un amore che ha un costo così alto? Come avrebbe fatto a mantenersi fresco e passionale eludendo i bocconi amari, le sofferenze di altre persone che tuttavia amiamo?

Mi dispiace, è il mio grande amore, sei l’amore della mia vita e non ci rinuncio. Non voglio vederlo annaspare e stringere i denti, non voglio vederlo triste e scolorito. Il mio amore splenderà per sempre, e tutte le volte sarà così.

Guarda le stelle, sono amori perfetti mai finiti, splendono di amore disperato e sempre vivo e lo urlano all’universo. Ogni stella brucia d’amore senza consumarsi mai. Le stelle così terribilmente sole in quello spazio buio senza fine, cantano il loro amore di luce, è l’unico sistema che hanno per farsi vedere per farsi trovare, e forse ogni tanto, hanno il permesso di tornare sulla terra e sfiorarsi per un attimo.

Dio quanto ti amo! Se solo tu potessi vedere, se solo riuscissi a mostrarti quanto amore per te c’è dentro me, quanto respiro questo amore.

Adesso so che cominci a capirmi, solo tu puoi farlo, il resto del mondo va con le sue linee tracciate. Sono andata via in una mattina di sole, un sole così crudele che mi colpiva gli occhi con stilettate di amore. Cosa avrei detto per salutarti senza strapparti l’anima? Non volevo dirti addio, perché non è un addio, sei con me ogni attimo, come io sono con te.

Amore mio, mio amore… sono qui accanto a te anche se non posso fermare la lettera che trema nelle tue mani, anche se non posso baciare i tuoi occhi pieni di lacrime, ascolta il tuo respiro io sono accanto a te, sentimi.
Ti sono così vicina che potrei toccare quella ruga che appare sulla fronte quando sei pensieroso. Potrei mettere le mani tra i tuoi capelli e sfiorarti le labbra con le mie.

Mio amore mio… mio per sempre. Ti riconoscerò ovunque sarai e non avrai bisogno di cercarmi verrò da te come la notte va incontro al giorno per esplodere in quell’abbraccio di luce così pieno d’amore da lasciare senza fiato.

Adesso sento il tuo respiro. E’ meraviglioso il tuo amore per me.

Ti amo