Il mago dei tubi.

Poiché oggi è un tipica, calda giornata di luglio, proviamo a stemperarla con un ricordo invernale.
Cronaca di un piovoso e freddo sabato mattina di un febbraio qualsiasi… ma a voler essere precisi era il febbraio del 2014

Lui va per i settanta, idraulico in pensione. Avevamo un appuntamento per andare a vedere delle case da prendere in affitto.
Stamattina diluvia tanto che mi sento più vicino al cielo che alla terra. Le strade sono dei canali pieni di acqua e argilla.
Lui, che ha regolato il suo orologio con Greenwich, alle 10:00 precise è davanti al mio ufficio, al centro di una pozzanghera. Non si può dire che sia alto, ma il giubbotto di velluto a coste di un paio di taglie più grande, lo fa sembrare ancora più basso. In testa ha un cappellino nero di baseball un po’ più piccolo di quanto dovrebbe essere, l’effetto non è il migliore.
Entra con degli occhiali scuri da sole d’agosto: – Andiamo con la mia macchina. – mi dice, come se non si fidasse della mia guida.
La macchina, una Fiat Panda anni 70, di un verdino primavera sbiadita. Aprire lo sportello, è come entrare nell’armadio delle Cronache di Narnia, dentro c’è tutto un mondo.
Usciamo dal parcheggio e pochi metri più avanti, mi svela il mistero degli occhiali scuri: – Mi manca molta vista ma purtroppo ho gli occhiali rotti, quindi ho quelli da sole che sono graduati. Senza occhiali non ci vedo, almeno con quelli da sole mi regolo.
Spero che qualcuno Lassù vegli su di me e con la precisione di un navigatore, gli indico la via più breve per arrivare a destinazione.
Nel frattempo, mi illustra la sua vita che ascolto con meno attenzione di quanta ne ho per i marciapiedi, sempre più vicini, mentre, da una parte all’altra della strada, i passanti attraversano davanti alla Panda verdino primavera sbiadita, come Spiderman.
Arriviamo alla prima casa e siamo già al suo terzo figlio e, nel frattempo, mi ha fatto un sacco di domande su di me che senza battere ciglio, ho lasciato cadere, in ogni caso, lui non ha smesso di raccontare, quindi credo non si sia accorto della rovinosa caduta.
Noto che è attirato dai rubinetti e va in visibilio davanti alle autoclavi, il resto è relativo.
Alla seconda casa siamo al suo divorzio. Parcheggia la Panda a fianco di una casa: – Tanto ci passa vero? Lei è magrolina.
Ok, ha fatto breccia nel mio cuore… comincia a starmi simpatico.
Alla terza casa mi sento tanto Maria de Filippi.
Finiamo il giro e viene in ufficio con me… ha ancora tanto da raccontarmi. Spero che mi chiamino i miei figli dicendomi che si è allagata casa o che ha preso fuoco, che abbiamo fatto una vincita miliardaria, qualsiasi cosa che mi dia un appiglio per scappare di corsa…
Il telefono non suona neanche a pagarlo, lui continua imperterrito, il mio volto è una maschera di cera priva di ogni espressione, le ho finite tutte.
Adesso io sto scrivendo e lui è davanti a me che racconta ancora, ogni tanto si interrompe e dice: – Vedo che lei intanto lavora. Ma mi sente?
Io: – Certo. Non mi sono persa nulla, eravamo arrivati al ricovero d’urgenza al pronto soccorso per il problema ai reni.
Lui sorride, poi si ferma: – Si però quello era prima, le stavo dicendo di quando sono tornato a casa e la padrona di casa aveva problemi con il tubo della doccia, allora io, pensi, appena uscito dall’ospedale, subito sono andato a ripararle il tubo.
Sento l’esigenza di aprire la finestra e di uscire dalla stessa…
Lui: – Sa lei è una persona così gentile e amabile, lei sa che da adesso ha trovato un amico. Se ha bisogno, di qualsiasi cosa, io sarò sempre a disposizione. Lei magari mi vede così, ma io sono ancora un grillo…
Lo guardo al di sopra degli occhiali… “si per l’altezza e il cicaleccio”.
Continua: – Io faccio un sacco di cose a casa e gli impianti idraulici non hanno segreti per me, se le serve qualcosa…
Io: “si, chiamo il pronto intervento dell’Australia piuttosto!”
Visto il mio scarso entusiasmo per le sue attitudini manuali riprende il discorso con la genealogia…
– Mio padre, buonanima…
Non ci posso credere!!!
Eppure, succede che a volte un fulmine entri dai cavi elettrici, esce dalla prese e fulmina chi sta in prossimità… guardo le prese del mio ufficio, ne ho una vicino… Il mio sguardo è implorante: meglio una morte veloce che una lenta agonia.
Suonano, è un altro cliente…, un eroe, il mio entusiasmo è pari a quello del capitano Fabio Cannavaro il 9 luglio del 2006.
Il mago dei tubi, mi guarda con disapprovazione: – Credo che debba andarmene.
Io, con una luce di vita negli occhi: – Tanto ci sentiremo per la casa.
E così, molto a malincuore, si alza. Guardo i movimenti lenti e una vocina cattiva dentro di me: – Su su, dai dai, ce la puoi fare…! e suuuu…

m.c.m.