Luglio

 

Il caldo di luglio si posava ovunque, ogni cosa era immobile attorno alla casa di campagna, dentro, si preparava il pranzo.

In veranda lo zio, come ogni estate, ricordava a tutti di essere stato nella legione straniera e di aver sopportato il caldo del deserto, quello si che era caldo… e intanto si soffiava con il ventaglio di nonna, quello rotondo di carta di riso e il manico di bambù.

Noi ascoltavamo il caldo frinire tra le stoppie e aspettavamo, in quello strano silenzio, che fosse pronto il pranzo.

Accanto alla casa c’era un grande ulivo, sotto ai folti rami era stato sistemato il tavolo da pranzo per tutta la famiglia.

Le sedie erano tutte spaiate così finiva che ciascuno sceglieva la propria, noi piccoli prendevamo quelle più alte e rigide, mia nonna quella bassa con il fondo di corda, lo zio quella con i braccioli. Poiché ciascuno aveva il posto fisso, ogni giorno c’era sempre, prima di sedersi, uno scambio di sedie, poi appariva mia mamma con il primo piatto e tutti prendevamo posto.

Mia nonna faceva le porzioni, mia mamma e mia zia servivano a tavola e noi cominciavamo i discorsi che si sarebbero protratti fino al caffè.

L’ulivo ascoltava paziente e regalava la sua ombra un po’ più grande ogni estate, come i posti che via via si aggiungevano, insieme ad altre sedie, nuove vecchie sedie, ridipinte da mio padre con avanzi di colore.

Alla fine della tavolata c’era un arbusto di citronella che si scuoteva ogni volta che qualcuno passava e il pranzo all’ombra del grande ulivo aveva sempre quel profumo particolare.

Il caldo di luglio si posava ovunque, pesante tanto da zittire i pensieri attorno alla casa.

All’ombra dell’ulivo un buonumore colorato friniva di risate e battibecchi.

Sulla tavola piena di tante cose, le bottiglie di vetro con il tappo con la guarnizione e il gancio di metallo. C’era la bottiglia con il vino, quella con l’acqua tirata su dal pozzo e quella con l’acqua e la bustina di idrolitina per fare l’acqua frizzante che tanto piaceva a mio padre.

Tra le chiacchiere e i commenti, le scodelle con dentro i pomodori tagliati appena raccolti conditi con foglie di menta e il profumo di origano, passavano di mano in mano. Le fette di parmigiana di melanzane scivolando dentro i piatti, gocciolavano olio e il filo del formaggio. Il pollo veniva diviso secondo le preferenze: le cosce ai bambini, il petto allo zio, le ali alla nonna.

Ci sembrava quello, un luogo dove ciascuno aveva ciò che desiderava: la sedia, la parte di pollo, il pezzetto di ombra che profumava di citronella e attorno alla casa il caldo di luglio.