I quaderni di Sandrine

Il giorno della mancanza.

«Abbiamo smesso di innamorarci delle parole, ecco la verità, Sandrine. Lo vedi negli occhi delle persone che non amano, non credono ciò che dicono. Lo senti nel tono della loro voce, sempre più alto, nella fretta che hanno di pronunciare consonanti e vocali, quasi volessero sbarazzarsene. A che serve conoscere più lingue se non ci si innamora delle parole?»

«Mi piace, il fatto di potersi innamorare delle parole, non ci avevo mai pensato, credevo che bastasse usarle.»

«Non hai idea di come sia importante amarle, ricordarle e viverle.»

«Oggi avete l’aria triste, è per questa storia delle parole?»

«Oggi è il giorno della mancanza. Sai cos’è la mancanza, Sandrine?»

«Quando manca qualcuno che non possiamo vedere, e così che diventiamo tristi.»

«A volte, le persone confondono la mancanza con la fame.»

«Davvero? Dite che si possa confonderle?»

«Hai mai provato quel senso di vuoto? è qualcosa che non riesci a capire subito, ma hai bisogno di qualcosa… »

«Anche di qualcuno.»

«Certo, anche di qualcuno, ti manca tanto che senti come un vuoto da voler colmare a tutti i costi.»

«Esattamente, è proprio così.»

«Bene, Sandrine, quella è fame. La fame è un vuoto da riempire a tutti i costi. La mancanza è altro. Prova a immaginare se, mentre ricami uno dei tuoi lavori, ti scappasse un punto. Può essere uno dei tuoi lavori più belli, ma gli occhi andranno sempre dove manca quel punto, smetterai di pensare a tutto il resto del lavoro e vedrai solo quel punto mancante. Immagina un quadro che ti piace, se ne mancasse una piccola porzione, finiresti per fissare solo quella piccola parte mancante fino a sentire un dolore fisico, perché non basterebbe coprirla, riempirla con qualcosa, dovresti mettere esattamente quel piccolo pezzo e metterlo in modo che possa combaciare perfettamente, ecco Sandrine, questa è la mancanza.»

«Sì, credo di aver capito. Perché è proprio oggi il giorno della mancanza?»

«Non importa che giorno sia oggi, alla mia età il calendario serve solo a coprire una macchia sul muro. Oggi, una folata di vento dell’est, ha scoperto un ricordo, non voglio girarci intorno, così ho deciso che sarà il giorno della mancanza.»

«E quindi? Volete stare triste tutto il giorno?»

«Non necessariamente. Oggi mi concederò la tristezza che verrà, mi siederò di fronte alla finestra e poi guarderò lontano. Fisserò la mancanza senza opporre resistenza, lascerò che mi faccia lo stesso male conosciuto e ascolterò le sue ragioni. Ci conosciamo da anni io e lei e nessuno di noi due è cambiata, questa è una cosa buona. Quando non mi farà più male, sarò io ad aver perso.»

«Sapete, a volte ho difficoltà a comprendervi. Vi ascolterei per delle ore, mi piace immensamente sentirvi parlare e spiegare le cose della vita. Voi avete un modo di mostrare le cose che ogni volta mi fa dire: “Caspita! L’avevo sotto gli occhi e non ci avevo fatto caso!” Però, a volte, mi sembra di essere dietro a un muro, per quanto allunghi il collo non riesco a vedere di cosa state parlando.»

«Sandrine, cara la mia Sandrine, non occorre che allunghi il collo, basta venire dove sono io, quando sarai qua, al mio posto, vedrai comodamente quello che vedo io.»

«Comunque, questa storia della mancanza non posso dire che mi faccia piacere, preferirei che andaste a fare una passeggiata o un giro in paese. Se volete, potrei restare.»

«Vai pure e non avere pensieri tristi per me, va bene così. Ti assicuro che domani mi troverai come sempre, se il buon Dio mi concede ancora tempo. Nel caso dovessi morire stanotte, allora domani capirai che la mancanza è imprescindibile dall’amore.»

«L’ho già detto e non mi piace questo fatto della giornata della mancanza.»

«L’hai già detto e non è cambiato nulla. Adesso vai tranquilla, ci vedremo domani.»

«Dicono che domani ci sarà il sole, avevo pensato di tirare giù le tende e lavarle.»

«Bene, domani sarà la giornata delle tende pulite.»

«Arrivederci, madame Emma. Arrivederci è già futuro.»

«È già futuro, Sandrine. Arrivederci.»