La lisca d’oro.

C’era una volta, una locanda nel cuore di una fittissima foresta, la Locanda della Luna, così si chiamava, era la sosta dei viandanti che attraversavano la foresta per andare da un paese all’altro. Era un posto molto grazioso, lì vivevano la locandiera insieme ai suoi figli e le fantesche che pulivano le stanze e tenevano in ordine la cucina. Tutti erano molto cordiali e la sosta alla Locanda della Luna era piacevole per scambiare due chiacchiere ma soprattutto per il cibo, la locandiera era davvero una cuoca sopraffina.

Quell’inverno, il freddo fu così intenso che gli animali si nascosero nelle tane e non ci fu animale o uccello che si vide in giro per tanto tempo. Il piatto principale della locanda era lo stufato di cervo, o il cosciotto di cinghiale, e la domenica la cacciagione non mancava mai, ma quell’inverno, la neve aveva coperto ogni cosa e la foresta sembrava un deserto tanto era il silenzio e la mancanza di qualsiasi forma di vita.

Quando le scorte stavano per finire, la locandiera disse ai suoi figli di andare al lago ghiacciato e di pescare i pesci che vivevano sotto la grande lastra di ghiaccio. I figli sapevano che il pesce non piaceva a nessuno, in verità non piaceva neanche a loro, e non volevano andare a prendere freddo inutilmente.

La locandiera che sapeva il fatto suo, mise una canna da pesca in mano ai figli e li mandò a pescare, diede loro due grandi ceste e disse di non tornare alla locanda prima che le ceste non fossero colme di pesci. Ovviamente, i ragazzi andarono brontolando, si dicevano che nessuno avrebbe mangiato il pesce e loro avrebbero preso di sicuro un malanno con tutto quel freddo. – Ci buscheremo un accidenti con questo freddo. Per fare cosa? Per prendere dei pesci che nessuno mangerà. I pesci hanno le spine, a chi piace mangiare qualcosa con le spine? Puach! Tutta fatica sprecata!

Arrivati al lago ghiacciato fecero due piccole buche sulla superficie e calarono la lenza. Il lago era pieno di pesci perché nessuno li pescava mai e in un attimo, le ceste furono colme di argentati pesci guizzanti. Tornati alla locanda, dissero: – Ecco il pesce che avevi ordinato, servirà a riempire di puzza la cucina e a nient’altro. Chi vuoi che mangerà il pesce con tutte quelle spine? Nessuno lo vorrà.
La locandiera sembrò non ascoltarli nemmeno e andò subito in cucina a preparare il nuovo piatto della locanda della Luna. Quando i viandanti arrivarono c’era un profumino diverso dal solito e il pentolone pieno di zuppa di pesce gorgogliava. Il tessitore, curioso per natura, chiese: – C’è un odore nuovo in questa cucina, cosa bolle in pentola?

La locandiera fece finta di non sentirlo e andò a prendere la birra. Allora il tessitore chiese a voce alta: – C’è un buon odore, cosa bolle in pentola?

A quel punto tutti aspettavano che la locandiera rispondesse. La locandiera finì di mescere la birra e rispose: – Zuppa di pesce.

Tutti arricciarono il naso, piegarono la bocca in una smorfia di disgusto: – Puach! E chi lo vuole il pesce, con tutte quelle spine poi!
Senza scomporsi, la locandiera continuò: – Infatti non è per voi, è per me. Vedete, è successa una cosa, avevo due belle ceste di pesci e in una ciotola, a parte, un pesce solo. Badate a ciò che vi dico, un pesce che a guardarlo sembrava preciso, identico a tutti gli altri ma… era un pesce speciale.

La moglie del tessitore allungò il collo e chiese: – Che aveva dunque, di così diverso?

La locandiera mescolò la zuppa e vi aggiunse una manciata di spezie che esaltarono ancora di più il profumo, poi, guardò la moglie del tessitore e disse: – E’ il pesce dalla lisca d’oro.

A quella parola tutti divennero attenti. Il tessitore addirittura, si alzò: – Cos’è il pesce dalla lisca d’oro?

La locandiera cominciò a sistemare i piatti accanto al pentolone: – E’ un pesce come tutti gli altri, solo che dentro, ha la lisca d’oro. Ora, non so come ha fatto, sembrava proprio morto, invece, con un guizzo, è saltato nel pentolone con tutti gli altri e io non so come fare. L’unica cosa, è mangiare tutti i pesci, alla fine quello con la lisca d’oro dovrò trovarlo.

La moglie del tessitore strinse le labbra e chiese: – Non vorrete mangiare tutti quei pesci?

– Beh, io e i miei figli abbiamo tempo. Comunque per voi c’è del salame e dei formaggi e una buona zuppa di patate.

Il tessitore guardò la moglie e conoscendola disse: – Io non mangerò mai, il pesce.

La moglie del tessitore gli diede una gomitata allo stomaco tanto forte che gli caddero gli occhiali, poi con voce supplicante disse: – Mio marito non vede l’ora di assaggiare quel pesce, sempre se possiamo averne una porzione. Si intende che, se troviamo quello con la lisca d’oro, sarà nostro.

La locandiera senza battere ciglio rispose: – E sta bene, chi trova il pesce dalla lisca d’oro potrà tenerlo.

Inutile dirvi che tutti ordinarono il pesce, ma successe una cosa strana davvero: man mano che mangiavano, nessuno pensò alla lisca d’oro. Il pesce era così buono che si dimenticarono della lisca d’oro.

– Squisito davvero! – disse il primo leccandosi le dita.
– Mai mangiato niente di più buono! – disse un altro schioccando le labbra.
– Delizioso! – disse la moglie del tessitore che aveva fatto il bis e aveva la bocca sporca e pure il vestito era tutto schizzato di macchie.

Insomma, alla fine erano tutti satolli e soddisfatti e andarono a letto contenti.

Anche i figli della locandiera, stupiti per quanto era successo, avevano mangiato il pesce e si erano resi conto di quanto fosse stupido parlare male di cose che non si conoscono.
Ma… quella sera, successe una cosa ancora più strana, quando tutti andarono a dormire, la locandiera, girò le sedie sui tavoli, come faceva sempre e, mentre spazzava, vide una cosa che luccicava nella scodella del gatto… non ci crederete ma era proprio una lisca d’oro.