Il palloncino blu e l’Alter Ego

C’era una volta un palloncino blu, scappato dalla mano di qualcuno. Volò velocissimo verso qualcosa, in effetti non sapeva neanche dove stesse andando, ma grande fu la sua sorpresa quando si fermò. Cercò di capire chi lo stesse tenendo, rischiando di esplodere, si piegò verso il basso e vide il suo filo che si agitava libero al vento. Se il filo era libero, perché lui stava fermo?
– Ciao, – disse qualcuno alle sue spalle – hai qualche problema?
Il palloncino blu si girò e vide una specie di maschera umana con un collo lunghissimo che spariva laggiù da qualche parte.
– Cosa sei? Io sono un palloncino blu.
– Lo vedo cosa sei, e comunque io non sono una cosa, sono qualcuno.
– Qualcuno in che senso? Sei un umano? Un reggipalloncini venuto a cercare il suo palloncino?
– Ma figurati se sono andato così lontano per cercare un palloncino, un po’ di plastica piena di aria.
Il palloncino non gradì il commento e meno ancora gradì il tono, così si girò dall’altra parte per capire e riflettere sui suoi guai.
– Hem! – si schiarì la voce, quello – Mica ti sarai offeso? Beh, forse ho sbagliato tono, e forse anche le parole, ma vedi, non è colpa mia, sono qua per questo e poi… sono sempre da solo, non mi capita spesso di fare conversazione.
Il palloncino blu tornò a girarsi e a guardare quello strano individuo.
– Io non ho ancora capito chi sei e dove sei attaccato.
– Io sono l’Alter Ego, e il mio collo è attaccato alle spalle del mio Ego laggiù.
– Mi piacerebbe dirti che ho capito ma non è così, la mia aria è confusa come prima.
– Alter Ego è una parola latina che vuol dire Altro IO, ora, quello laggiù è IO, un essere umano normale, io sono l’altro.
– Che bisogno hanno i reggipalloncini di avere un altro io se già con uno solo fanno guai?
– Perché così possono fare più guai e poi dare la colpa a uno o all’altro, come gli pare.
– Rimane da capire che ci fai quassù, non è più comodo stare attaccato alle spalle?
– Come se potessi decidere io!
– Prova a spiegare e io cercherò di capire.
– Gli Alter Ego non sono tutti uguali, come non sono uguali i reggipalloncini, come li chiami tu. Il mio Ego è un tizio normale, non era bravissimo a scuola, non era neanche troppo buono, né troppo cattivo, insomma era uno così così, poi, d’un tratto, desiderò essere diverso, avrebbe potuto esserlo veramente se solo avesse creduto in se stesso, invece eccomi qua. Cominciò a pensare di essere migliore degli altri, di vedere meglio e più lontano, ogni volta che ingrandiva il suo Alter Ego, cioè io, il collo mi si allungava e io mi alzavo sempre di più.
– Non credo di aver capito benissimo…
– Ti faccio un esempio: facciamo caso che l’Ego sia alto un metro e ottantaquattro, appena penserà che lui vede cose che gli altri, anche se della stessa altezza, non vedono, io sarò un metro e ottantasei, Se si convince che neanche quelli di due metri comprendono le cose che comprende lui, ecco che sono a due metri e cinquanta.
– Quindi tu misuri la sua presunzione?
– Deve essere buona l’aria che hai dentro! Sì, in parole povere è così.
Il palloncino blu guardò giù e proprio non vedeva dove finisse il collo: – Deve essere davvero un talento l’Ego laggiù.
– Mica potevo sceglierlo! Ho perso il conto del tempo che sto solo quassù.
– Ma non puoi tornare giù?
– Sì, certo, quando l’Ego inciampa nella sua coscienza. Lui inciampa e cade e io mi accorcio un po’. Una volta sono tornato giù che vedevo di nuovo gli umani, gli alberi, i fiori, è durato poco ma è stato bellissimo.
– Ma tutto da solo che fai?
– Ripasso i più: più intelligente, più affascinante, più perspicace, più bravo a guidare, più bravo a scegliere le macchine, più bravo a capire chi vuole metterlo nel sacco, più bravo a capire i prodotti buoni, più bravo a intuire le persone false, più bravo a fare i calcoli per guadagnare di più…
– Basta, per favore!
– Adesso veniva il bello.
– Non mi importa, sono già stufo di sentire i tuoi più.
– Non sono i miei, sono di quello laggiù, e a dirla tutta non ne posso più da un bel po’, ma il mio collo resta attaccato a quello là, magari potessi liberarmi e volare libero come te.
– Vuoi dire che vorresti essere un po’ di plastica con l’aria dentro?
L’Alter Ego accusò il colpo e capì di essere stato ingiustamente maleducato: – Già, scusami per prima, ma sono abituato alla presunzione, è il mio lavoro.
Il palloncino blu sorrise: – Ti stavo prendendo in giro. Adesso dobbiamo trovare una soluzione. Come possiamo staccare il collo?
L’Alter Ego scoppiò a ridere: – Non si può staccare il collo!
Proprio mentre rideva, d’un tratto, si allungò di più e sparì.
Il palloncino blu dapprima si spaventò, poi si preoccupò: – Hei! Alter Ego, dove sei finito?
– Sono qui, sono finito dentro la nuvola.
– Ecco perché mi ero fermato, sono impigliato nella nuvola, bella questa cosa.
– Sono felice per te, ma qua è tutto umido e mi prenderò un accidenti se non mi levo presto da qua.
– Cosa posso fare?
– Niente. Aspettiamo.
– Cosa è successo?
– Le donne. Quando conosce una donna nuova, io vado verso l’infinito e oltre, poi, per fortuna, si ridimensiona.
– Senti, mi è venuta un’idea: sei capace di girare la testa?
– Dici da una parte e dall’altra?
– No, sempre nello stesso verso, girare….
Alter Ego sbucò dalla nuvola e si abbassò un poco rispetto a prima.
– Che succede ora?
– Niente, la donna, quella nuova, lo ha sgamato, e ha frantumato un po’ di “più”. Ritorniamo alla tua idea, prima che arrivi qualche altra fanciulla.
– La mia idea è questa: se attorcigli il collo stretto stretto, può darsi che si spezzi.
Alter Ego deglutì rumorosamente: – Vuoi dire che morirò soffocato?
– Non sei un umano, non hai bisogno di aria, e comunque se dovesse servire potrei dartela io, ne ho a sufficienza.
– Grazie sei molto generoso, ma non credo sia una cosa fattibile, ci metterei una vita ad attorcigliarmi il collo fin laggiù.
– Non devi attorcigliarlo fin laggiù, con il mio filo lo legherò stretto quel tanto che basta e vedrai che andrà bene.
Alter Ego non sapeva se fosse più la paura o l’eccitazione, ma era emozionato come mai gli era successo: – Devo dirti una cosa, bada, è la cosa più importante che abbia mai detto: tu sei il mio primo e unico amico.
– Anche tu, ma adesso comincia a girare che ho già fatto il nodo.
L’Alter Ego fece il primo giro, poi il secondo, poi il terzo, al ventesimo disse: – Ho un po’ di nausea, devo girare ancora?
– Pensa all’umido della nuvola e gira, gira, gira.
– Sai, ho una strana sensazione, mi sembra di non sentire più il peso della presunzione, come se…
Fu in quel preciso istante che l’ultimo filo dei “più” si sfilacciò e Alter Ego fu libero e sarebbe volato via se, subito il palloncino blu, non lo avesse tenuto saldo con il suo filo.
– Non ci posso credere! Mi sono liberato da quel presuntuoso, arrogante, sciocco uomo!
– Sei libero, amico mio. Adesso cosa vuoi fare?
– Adesso andiamo via, non ho idea di che direzione prendere.
– C’è un posto dove vanno i palloncini smarriti, i sogni interrotti e le stelle spente dalle delusioni, è un posto dove aggiustano ogni cosa e si trovano le risposte a tutte le domande, vieni con me?
– Aspettavo che me lo chiedessi. Se vuoi posso cantare durante il viaggio, ho imparato dei motivetti allegri.
– Magari quando arriviamo eh!
– Non ti fidi? Ho la voce più bella di tutto l’universo!
Il palloncino blu si fermò e guardo accigliato il suo nuovo amico.
– Scherzo! Sono stonato come una campana! – rise Alter Ego, -Volevo vedere se ci cascavi. Andiamo amico mio, verso l’infinito e oltre.
Il palloncino blu e il suo amico Alter Ego attraversarono la nuvola e poi girarono a sinistra.

L’umano inciampò innumerevoli volte sul collo dell’Alter Ego e fu costretto a raccoglierlo e a metterlo dentro a uno zaino che portava sempre dietro. Per il peso, gli venne un forte mal di schiena che lo accompagnò sempre. Lentamente si rese conto che forse aveva commesso degli errori, che forse aveva dimenticato di chiedere scusa, che forse, preso dall’ascoltare se stesso, non aveva mai ascoltato gli altri.
Cominciò a comprendere tante cose, ma non capì mai che fine avesse fatto la testa del suo Alter Ego.

m.c.m.

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