L’amore è di momentanea natura

 

Il terzo bottone del paltò era dello stesso rosso cupo dei mattoni della chiesa. Doveva essere stato un bel paltò elegante, anni prima, di un bel panno spesso color fumo di Londra con quella fila di bottoni neri tranne il terzo. Proprio quel terzo bottone attirava tanto l’attenzione su di sé tanto da non far notare i gomiti lisi e i bordi delle maniche leggermente sfilacciati, così grazie al bottone rosso cupo, a una prima occhiata l’anziano signore sembrava ancora elegante.
Come ogni giorno chiuso nel suo paltò, aspettava l’arrivo della sera seduto al secondo tavolino subito dopo al vetro d’ingresso. Era il posto più freddo per le folate di vento che arrivavano ogni volta che entrava qualcuno, ma era il posto che gli offriva la più ampia visuale della piazza e delle stradine che arrivavano dal centro della città. Era il posto da dove osservava il mondo che passava, quello che si fermava e quello che saliva e scendeva dalle carrozze.
Lì dispensava i suoi consigli agli avventori della caffetteria che si pregiavano di essergli amici.
La teiera di fine porcellana era stata appena portata e il piattino era colmo di zollette di zucchero. Il suo giovane amico aspettò che si servisse e solo dopo che ebbe versato anche una dose abbondante di latte, prese la sua tazza di tea. L’anziano signore sorseggiò rumorosamente la bevanda calda, poi, si pulì la bocca dalle labbra sottili con il tovagliolino di lino e lo guardò bonariamente. – Quindi mio giovane amico vi siete innamorato.
– Perdutamente, temo.
– La vostra giovane età è la sola scusante. Vedete l’amore è per i cuori giovani che ancora non sanno dirigere le vele della vita.
– Volete dire che l’amore passa?
– Dirò di più mio caro, e aprite bene le orecchie perché sono i fatti che mi hanno portato a queste conclusioni: l’amore non esiste, non quello che intendete voi almeno.
– Spiegatemi allora, che io possa capire questo tormento dell’anima.
– Esiste l’amore di una madre per il figlio, l’amore dei corpi, l’amore per il proprio corpo e per la propria mente, l’amore per le proprie cose che può avere tanti risvolti spesso deprecabili, ma l’amore che fa brillare i vostri occhi, quello, amico mio è effimero come l’alba e il tramonto. L’alba è il non ancora giorno come il tramonto è il non ancora notte, belli a vedersi ma passano in breve tempo per far spazio alla luce o al buio.
Ditemi, voi trovate incredibile come la vostra amata riesca a capire la vostra anima, come i vostri gusti coincidano, come ella riesca a comprendervi e ad anticipare i vostri desideri.
– E’ davvero così. Non c’è donna eguale a lei.
– Sono fortemente convinto, che se il vostro cuore non fosse così cieco per l’amore che portate alla vostra donna, mi basterebbe declamare qualche sonetto e vi trovereste innamorato della donna che nelle lontane Indie ha raccolto le foglie del tea che state bevendo.
– Mi offendete, signore. Credete dunque che io sia così sciocco?
– Non voi, mio caro, l’amore lo è. L’amore tra un uomo e una donna, tra due estranei dunque, è sciocco e pretendere che sia una cosa seria è alquanto stupido. L’attrazione, l’attrazione ha le sue regole, va presa molto seriamente ma l’amore…
Mi dite che la donna che amate, dell’indubbia bellezza e grazia, è maritata. Questo amore che dite di provare entrambi, vi tormenta l’anima e il corpo. Ora ditemi, quale mente sana, in condizioni normali, concepirebbe l’idea che una donna, estranea a voi, sia capace di comprendere ciò che voi stesso non avete chiaro della vostra anima? Quale mente sana che ha vissuto bene fino al giorno prima, d’un tratto diventa subordinata a un’altra persona e di questa dipenda totalmente?
– Voi mi confondete e non poco vi assicuro.
– Mio giovane amico innamorato, non io vi confondo. I miei discorsi sono semplici ma la vostra mente è piena d’altre cose e il discernere diventa confuso.
– Cosa mi consigliate dunque?
– Qualsiasi consiglio passerebbe come vento tra i capelli, servirebbe a disordinarvi l’aspetto ma ogni cosa, dentro la vostra testa, rimarrebbe immutata. Aspettate. Aspettate. Il tempo risponderà alle vostre domande. Vedrete il vostro fuoco mutare, adesso arde, poi scalderà le mani.
L’amore è di momentanea natura, prendetelo così, senza pretendere nulla che non possa dare, il “per sempre” ad esempio.
Il giovane uomo posò gli scellini accanto al piattino con i biscotti allo zenzero, prese il cappello e si alzò: – Avete alzato un vento che mi ha disordinato ben più che i capelli.
Il cameriere rigido come la guardia della Regina, ritirò le tazze vuote e le monete.
– Non abbiate timore, amico mio, gli argini del Tamigi sono fatti di saggi consigli, ma gli uomini, se ne ricordano quando il fiume è in piena, per il resto del tempo vi passano accanto senza prestare loro alcuna attenzione. Stasera la vostra amata avrà tutto il vostro cuore e forse, anche domani.
Quando il giovane uomo uscì nella sera, il vento gelido entrò nella caffetteria sollevando i lembi delle candide tovaglie dei primi tavoli. L’anziano signore seguì con lo sguardo l’uomo giovane che andava per la via, incontro alla nebbia. Era tempo di andare. Si alzò e si strinse nel suo paltò color fumo di Londra con il terzo bottone rosso cupo. Prima di prendere il cappello e il bastone, la sua mano sfiorò il taschino interno, c’era ancora. Uscì nella sera umida.
Più avanti gli argini del Tamigi stavano fermi e silenti come sempre. Nel taschino interno di un vecchio paltò liso dal tempo e con un bizzarro bottone rosso cupo, stava la foto di una donna, come sempre.