Turistafaidate

Una domenica mattina di inizio settembre, dopo aver camminato per due chilometri e mezzo e attraversato un canale con una chiatta, una turistafaidate arriva nel cuore della città.
È un cuore strano, batte un ritmo cantilenante, di tamburi e campane.
Lasciato il lungomare si addentra nelle vie. Meravigliose chiese di arenaria spuntano in piccole piazze asimmetriche, semplici facciate di pietra scura con finestre dagli archi decorati e alti campanili di cui le piastrelle ricordano un passato arabo. Basta attraversare il nudo, pesante, portone di legno e le chiese, piccole o grandi, diventano gioielli di colori e forme, volte ricchissime, pareti che sembrano venire incontro al visitatore e raccontare mille storie contemporaneamente, così è il barocco.
Avida di immagini che vorrebbe fermare, la turistafaidate entra nella casbah, un dedalo di viuzze, vicoli, case dalle porte colorate e piastrelle sui muri. Odori, colori, culture diverse si intrecciano in modo unico. Un ristorante arabo ha sulla porta l’immagine di Gesù, un pub con camerieri biondi vanta cous cous arabo, colori forti sono sulle porte e sui tappeti che pendono dai balconi e coprono le vie dal sole cocente.
Uomini in veste lunga e ragazzi sui motorini vanno da qualche parte. Uomini seduti su cuscini colorati, fumano narghilè, altri giocano a carte.
La turistafaidate interroga l’arcano googlemaps, la freccia sulla piantina sembra spostarsi come quella di una bussola in una tempesta magnetica: riposiziona. Qualcosa sembra prendere vita, “girare a destra” ordina in tono asettico, una donna da dentro il cellulare. La turistafaidate constata che a destra c’è un garage e per di più chiuso. Riposiziona.
La freccia giace inerme. La turistafaidate decide che è meglio spostarsi cercando di orientarsi con dei punti di riferimento. A quel punto, la signora del cellulare bofonchia qualcosa a proposito dell’interruzione del segnale GPS, poi, prima di defungere, indica nome di una via che era qualche isolato prima.
È domenica mattina, una serena domenica di inizio settembre, la turistafaidate decide di tumulare mentalmente googlemaps e godersi le vie, i vicoli, le piastrelle colorate, i signori che fumano i narghilè come quelli di prima, no, sono proprio gli stessi di prima, ok la casbah è un dedalo di vie e capita di ripassare per le stesse vie. Anche quella porta blu che era tanto bella, sembra proprio uguale a una già vista. Un signore con un lunga veste bianca e un piccolo copricapo spazza la via. La turistafaidate a quel punto, torna al vecchio sistema neanderthaliano e chiede indicazioni per raggiungere la cattedrale. Il signore, in perfetto italiano, si sposta dall’ingresso della moschea e le spiega come raggiungere la cattedrale. Un vecchio esce da una porticina, assiste al dialogo, ha una specie di turbante che, una volta pulito, doveva essere bianco, guarda la turistafaidate e sorride con i tre denti rimasti.
La giornata sembra molto interessante e pittoresca. Una scritta araba indica un luogo, sotto in italiano c’è scritto “Luogo di preghiera delle donne”. Sembra un vicolo mal ridotto, i muri sono scrostati e la turistafaidate decide che forse è meglio non assecondare la curiosità e seguire le indicazioni del signore della moschea.

Prima però, vede un campanile che spunta tra le chiome degli alberi e decide di cambiare direzione, tanto la cattedrale non si sposterà, ormai ha capito in che direzione deve andare. Essere turistafaidate e soprattutto essere da sole, evita lunghe e dettagliate spiegazioni sul perché si decide di cambiare programma e itinerario.

La chiesa è piccola, davanti al portone, una donna e un uomo non più giovani parlano animatamente tanto da non accorgersi della turistafaidate che per entrare deve passare tra di loro. Ormai è arrivata là, tanto vale chiedere scusa ed entrare. La chiesa è semplice, pulita, niente di speciale. I due parlano forte, forse per l’età. La signora sembra decisa a non mollare: – Patruzzu m’ha caputu? [Padre mi ha capito?]
E lui: -Capiu, capiu, ma cu sti cosi s’ ha stari attenti, ca ru ragazze s’avunu affari suore, si vosinu mettere a prova cu Santa Caterina e partierru a Roma, ora tuttedduie fanu i prostitute. M’accaputu? [Ho capito, ho capito, ma con queste cose si deve stare attenti che due ragazze dovevano farsi suore, ma prima si sono volute mettere alla prova e raccomandandosi a Santa Caterina partirono per Roma, ora fa tutte e due fanno le prostitute. Mi ha capito?]
Lei, imperterrita: – Patruzzu, accappii, però… [Padre, ho capito, però…] La turistafaidate sorride pensando a come è meraviglioso il mondo e le sue creature. Passa tra i due e chiedendo scusa si avvia verso il centro.

Dopo le strette vie, Piazza della Repubblica appare in tutta la sua magnificenza. Uno spazio barocco chiuso a est dal fianco della cattedrale a ovest dal moderno palazzo del Municipio. Il palazzo della cosa pubblica sta alla piazza come i cavoli a merenda, ma poi i vegani hanno detto che vanno benissimo a merenda, purché bio e quindi anche il palazzo avrà un suo perché. Distogliendo lo sguardo dalle finestre del Municipio, la turistafaidate si perde nella bellezza del seminario dei Chierici, elegante costruzione a portici e loggia, posto a sud. Di fronte, c’è il Palazzo vescovile, possente e austero con cortile a loggia. In posizione eccentrica, vicino al lato della cattedrale, la statua del giovane martire protettore della città, San Vito.

La cattedrale di tufo cotto dal sole, con le cupole che ricordano i minareti, si staglia sotto un cielo cobalto, la porta laterale è aperta. Dopo aver fatto svariati chilometri tra musica araba e rombi di vespe, la turistafaidate decide di entrare e magari approfittare per sedersi e riposare. Dentro è uno spettacolo. Mezzogiorno è passato da poco e la messa è ancora alla Liturgia della Parola. La turistafaidate prende posto su una comoda sedia laterale e distratta dai decori, dai bassorilievi, presta poco attenzione alla lettrice che con lo stesso tono legge la seconda lettura. L’alleluia arriva dal coro posto nel transetto laterale, la voce tenorile del sacerdote guida il canto e quando va all’ambone per leggere il passo del vangelo, ha l’attenzione di tutti. Ha una voce forte e chiara e sembra emanare energia a ogni frase. Durante l’omelia comprendiamo che sa il fatto suo, la spiegazione è tutt’altro che monotona e d’un tratto, mentre tutti ci aspettavamo la solita corrispondenza ai Corinzi, cita Dostoevskij, e parlando di uno dei più grandi della letteratura russa, racconta il brano della vecchia che andò all’inferno, scusandosi con le presenti. Grande! La turistafaidate vorrebbe andare a complimentarsi, ma così come è stata concepita la Messa, non prevede un momento di apprezzamento per l’oratore. Finito il momento Liturgico si passa al momento sacro per eccellenza: l’Eucarestia. L’officiante è impegnato con il rito più importante e il coro dovrebbe sottolineare con canti preposti alla preghiera e al raccoglimento. La turistafaidate ha un attimo di smarrimento, emotivo, in questo caso. L’organista picchia sui tasti con fervore, lo stesso fervore che anima il gruppo di donne del coro, peccato non si siano messe d’accordo. L’organista, forse si è accorta della cosa, ma decide di andare per i fatti suoi. Il coro, il gruppo di voci diverse per tono, tonalità e conoscenza delle note, persevera puntando sulla fede. Il risultato è… la turistafaidate cerca un aggettivo, una parola, alla fine trova un esempio: come se l’organista suonasse “tu scendi dalle stelle” e il coro cantasse”salve gioia figlia della luce”. Soddisfatta dell’esempio che rende perfettamente, la turistafaidate guarda la statua di un santo che sembra implorare il Cielo sull’ultimo acuto, straziante e graffiante, della solista probabilmente sorda, ma con tanta buona volontà, tanta. Con la grazia di Dio la messa è quasi finita, ma il sacerdote prima di dare la benedizione, invita con un deciso imperativo i presenti ad accomodarsi, quindi, ringrazia i turisti presenti e invita, sempre con l’imperativo, tutti quanti ad aspettare che lui arrivi alla porta, prima di alzarsi e andarsene, in modo che lui possa salutare tutti. Ascoltato il tono perentorio, nessuno si muove di un centimetro e solo dopo che l’oratore, amante degli imperativi e della letteratura russa, raggiunge la porta, l’assemblea si mette in fila come a scuola. La turistafaidate si attarda per fotografare la chiesa e osservare le persone, è l’ultima della fila. Il sacerdote con ancora i paramenti sacri di colore verde, quelli per le domeniche e del tempo ordinario, stringe la mano a tutti e dice qualche parola a chi conosce, il “buona domenica” conclusivo è allegro e sincero come la stretta di mano.

Il sole è accecante, splende generoso e chiassoso su ogni superficie. La gente si defila lungo le vie verso l’ombra delle case. Le attività commerciali chiudono in un silenzio che ha già il sapore della sonnolenza. Il mare brilla, oltre la strada e aspetta nuove storie. La turistafaidate ripercorre soddisfatta il tempo, dalla sveglia di buon ora alla passeggiata lunga e ininterrotta, dai colori della casbah al vecchio sdentato ridente, dalle prostitute di Roma, suore mancate, alla letteratura russa, dal coro della discordia al gioviale “buona domenica”, decide che ha bisogno di un caffè e di un piccolo iris alla ricotta di accompagno. Nel bar, scopre che a Mazara del Vallo, i makallè si chiamano cartocci, ma questa è un’altra storia.