C’erano una volta i temporali estivi

C’erano una volta i temporali estivi
arrivavano alla fine di agosto
dopo mesi di siccità quella pioggia scosciante
sembrava placare l’arsura di quella terra scura
che dava senza chiedere.
C’era una volta lui
che quando c’erano i temporali estivi
arrivava con un vecchio ombrello nero
a tratti rosicchiato dai topi.
Indossava la prima cosa che avesse le maniche lunghe
in genere la giacca di un pigiama che aveva visto giorni migliori
un pigiama a righe azzurre
di un azzurro che sapeva di cielo di pioggia
e due grandi tasche.
C’erano, tra le pietre di muro a secco, alberi di azzeruole
alberi selvatici nati come atto di prepotenza
in un posto scomodo.
Lui saliva sulle pietre del muro
scrollava l’albero che liberava la pioggia dai suoi rami
e raccoglieva le azzeruole
le più buone
quelle più rosse
e si riempiva le tasche del vecchio pigiama.
Prendendo la scorciatoia
attraversava terreni incolti, saltava qualche muro
e arrivava sorridendo
sotto l’ombrello bucato dai topi.
Mi piacevano quei frutti selvatici
dal sapore particolare
né dolce né acre.
Mi piaceva quella giacca di pigiama
che aveva il colore del cielo di pioggia.
Mi piaceva quel sorriso che accompagnava
le mani colme di quei piccoli frutti.
Mi piacevano i temporali estivi.
Ho fatto in tempo a dirglielo
adesso che anche lui è un ricordo
un sorriso sotto un vecchio ombrello nero
bucato dai topi.
Non ho fatto in tempo a rispondere
a quella domanda
né dolce né acre.