La locanda della luna

 

C’era una volta…
una foresta grandissima, da una parte e dall’altra si trovavano due piccoli paesi. Per comunicare tra di loro, per commerciare le loro merci, gli abitanti dei due paesi dovevano attraversare la foresta, a cavallo ci mettevano due interi giorni, alcuni la attraversavano a piedi, altri in carrozza.
La foresta era molto fitta e tutti avevano voglia di attraversarla più in fretta possibile. A metà strada, proprio nel cuore della foresta, c’era una locanda ma quando i viandanti arrivavano erano tutti arrabbiati, nervosi e stanchi. La locandiera che viveva lì con i due figli e qualche servetta, era davvero contrariata per tutta quella gente che arrivava sempre di pessimo umore.
Tutti erano così nervosi che non riuscivano ad apprezzare neanche le prelibatezze che lei cucinava e questo non le andava davvero giù.
Una sera, di quelle sere di tarda primavera, con l’aria così calma e serena che nessun vento agitava le cime degli alberi, la locandiera guardò il cielo ed escogitò un sistema, era sicura che avrebbe funzionato.
Fece un bel cartello e vi scrisse su: Benvenuti alla locanda della luna.
Sulla scritta disegnò un bel cielo stellato e una luna che era una magnificenza.
Man mano che i viandanti cominciavano ad arrivare lei li accoglieva all’ingresso salutandoli con un bel sorriso cordiale, e non si perse d’animo quando la maggior parte di loro, presi com’erano dai loro pensieri, non si accorse nemmeno del cartello. Lasciò che le servette assegnassero loro le stanze e che i figli provvedessero ai cavalli. Quando i viandanti presero posto attorno alle tavole di quercia, batté con forza, un colpo con il mestolo sulla pentolaccia del sugo. Nel salone da pranzo calò il silenzio, tutti cercavano di capire cosa fosse quella stranezza. Avevano fame e nessuno voleva perdere tempo. La locandiera li guardò uno per uno, non aveva intenzione di servire nessuno prima di finire il suo discorso: <<Da oggi c’è una novità, ciascuno di voi potrà avere una pinta di birra in più o una porzione di stufato in più se… – i viandanti divennero attenti e silenziosi – se… – continuò la locandiera – se sale sul tetto della stalla e mi dice cosa vede>>.
I viandanti la guardarono dapprima senza capire, poi, cominciarono a chiedersi se davvero avessero sentito bene, che stranezza era mai quella???
Il primo fu il garzone del fabbro, che aveva tanta fame e una porzione di stufato in più era davvero allettante. Salì per la scaletta di legno e…
Tutti si aspettavano che tornasse subito invece non tornò. A quel punto, mossi più per la curiosità che per la preoccupazione, uno per uno, uscirono dalla porta per salire sul tetto della stalla, perfino le signore con le loro scarpette di stoffa ricamata, tutti, piano piano, salirono sul tetto.
Quanta bella gente c’era sul tetto della stalla, uno accanto all’altro.
Stavano in silenzio mettendosi ovunque ci fosse un posto libero, senza badare a chi fosse il vicino di gomito, tutti con il naso all’insù e…
tra le vette delle querce, degli abeti, dei salici, un cielo che era uno spettacolo.
Ciascuno univa le stelle a suo piacimento per farne dei biscotti o delle brocche sbeccate, c’era chi avrebbe giurato di vedere il volto amato, chi degli animali strani.
Ogni tanto si sentiva qualche sospiro che veniva da un’anima innamorata.
E su, tra tutte quelle stelle, il sorriso divertito della luna.
Quando il tempo fu giusto, la locandiera che già da un po’ era sul piazzale a guardare i suoi nuovi viandanti disse: <<Quando volete, la cena è pronta!>>.
Con calma, senza fretta, uno per uno, aiutandosi l’un l’altro a scendere la scala, che cominciava a cigolare stranita per tutto quel via vai, tornarono nel salone.
Uno diceva: <<Avete visto quelle stelle? sembravano il carro funebre della mia signora suocera!>>.
Il vicino lo apostrofò: <<Ma se tua suocera è ancora viva?>>, e ci fu una grande risata generale.
Sorridevano tra loro, sembrava che fossero arrivati tutti insieme con la stessa carrozza tanto era il tono cordiale e confidente.
Una signora raccontò delle sue stelle che erano fiordalisi in un campo di raso.
Uno disse di aver visto un pollo su un piatto di patate.
Le servette portarono svelte piatti e vassoi mentre i commensali iniziarono a mangiare con gusto. Ci fu chi fece una battuta e la risata scoppiò improvvisa coinvolgendo tutti. Il mastro bottaio fece i complimenti alla locandiera per lo stufato eccellente e, man mano, gli altri trovarono ottimo il pane e la birra e il dolce di formaggio.
Quando andarono a letto erano tutti appagati e sereni come non era mai successo e anche la locandiera canticchiò mentre rassettava le sue pentole.
Ecco… la locanda della luna, era diventata ciò che voleva: un posto che riusciva a tirar fuori il bello delle persone, ed è bello vivere in un posto dove le persone sono belle…