Il venditore di rose

 


Mi chiamo Qasim, la mattina lavoro ai mercati generali la sera distribuisco rose nelle vie del centro, nelle piazze, nei locali. Non è un lavoro ma è una cosa che faccio con attenzione forse perchè era scritto già nel mio destino, Qasim vuol dire “colui che distribuisce”.

Mi piace osservare la gente e cerco di capire il linguaggio dei loro occhi, gli occhi difficilmente mentono.
La cosa più bella da vedere è il gruppetto di ragazze. Sono gruppi di tre a volte sono in cinque ma non sono mai gruppi numerosi, camminano allegre, è allegro il loro passo, il modo che hanno di muoversi, di muovere le mani facendo gesti che sembrano dei disegni nell’aria. Non importa se sono belle, come sono vestite, loro camminano sopra al mondo e le loro risate, quel modo che hanno di parlare e ridere… beh è contagioso, se il mondo ha una risata è quella.In genere non hanno mai un Euro da darmi, ma non mi importa, mi regalano il loro sorriso sempre.

Le vedo da lontano mi avvicino con le mie rose e loro scuotono la testa: – no, no, grazie. E intanto ridono, così prendo una rosa e la regalo a una di loro: questa la regalo io, alla più bella.

La frase ha sempre lo stesso effetto e io vado via felice mentre la loro risata di vita mi accompagna.

Ci sono anche i gruppi misti, in genere sono due ragazzi e due ragazze, si vede subito se è un incontro nuovo se è qualcosa di più radicato, in genere lì prendo i miei due Euro ma spesso gli occhi delle ragazze sono distratti e quelli dei ragazzi sono quelli dei ragazzi di quella età, magari più tardi li incontrerò in qualche locale e a volte capita che ciascuno vada per i fatti suoi e la mia rosa rimanga abbandonata su una sedia o su un tavolino segnato da cerchi di birra.

Le donne con il passeggino o quelle che avranno presto un bambino, lì è il braccio dell’uomo che fa la differenza, se lui ha il braccio attorno alle spalle di lei la rosa è andata con un sorriso, se lui guarda avanti e le cammina di fianco… è inutile, non mi vedono nemmeno persi nei loro pensieri ma io li stuzzico di proposito così almeno per un attimo si accorgono che stanno insieme, magari solo per dirmi “no, grazie”.

Poi ci sono tutti gli innamorati, di tutte le età, hanno lo stesso sguardo, guardano cose che gli altri non vedono e questo li rende speciali. Giovedì ad esempio li vidi arrivare, camminavano mano nella mano e con i corpi tanto vicini quasi avessero bisogno di sentire che erano lì, mi avvicinai e sorridendo porsi la mia rosa, fu allora che mi accorsi che c’era qualcosa di… qualcosa di triste nei loro occhi. Non c’era dubbio che fossero innamorati lei sorrideva e lui la teneva stretta eppure qualcosa non era giusta. Lei rifiutò la rosa ma con gentilezza continuando a sorridere, provai con lui, perchè ero incuriosito da quel velo strano nello sguardo.

Presero posto sui gradini restando abbracciati. Lì osservai, guardavano avanti poi d’un tratto si guardavano negli occhi e si baciavano. Parlavano poco. Mi avvicinai, e porsi ancora una volta la mia rosa. Lei mi guardò e sorridendo senza allegria rifiutò ancora come se fosse troppo occupata a fare qualcosa, a pensare. Lui mi mise in mano una banconota e molto gentilmente disse: -tieniti pure le rose.
C’era qualcosa di strano in quegli occhi, oh si era amore ma non era solo amore, c’era tristezza o… mi parve disperazione. Porsi il mio mazzo di rose a lei, volevo sul serio che le prendesse, ma lei ne prese solo una e mi sorrise guardandomi negli occhi.
Mi allontanai ma solo di poco, c’era un gruppo di ragazzi che suonava la chitarra lì vicino e rimasi con loro. Da lì riuscivo a vedere quella coppia che ormai mi aveva incuriosito. Erano abbracciati così stretti ed erano così silenziosi come se aspettassero qualcosa, ma di certo non qualcosa di buono. Era mezzanotte passata la piazzetta cominciava a svuotarsi, le strade erano quasi deserte e loro erano lì immobili.

Si alzarono insieme improvvisamente. Si abbracciarono e si baciarono. Sorridevano ma era un sorriso molto particolare. Poi lei andò via con la mia rosa tra le mani e lui rimase a guardarla finchè non salì in una macchina blu, finchè la macchina non sparì dalla vista.

I ragazzi smisero di suonare. Lui rimase solo vicino alla fontana e negli occhi aveva quello che avevo visto, il suo mondo che andava via.

Sono andato via con l’immagine di quell’uomo che guardava cose che gli altri non vedevano.