Fahara, Sarya e Labirya

E così, quella notte, Fahara guardò il cielo e vide la stella più luminosa e bella che avesse mai visto. Era un prodigio sicuramente. Entrò nella tenda, raccolse le sue cose e svegliò il suo cammello che dormiva profondamente. Nel silenzio del deserto, guardando le stelle che segnavano la mappa del cielo e della terra si diresse verso l’accampamento di sua cugina Sarya. Uno dei guardiani dell’accampamento la fermò, Fahara lasciò che il velo cadesse e mostrò il suo viso al chiaro della luna. Il guardiano si scostò con un inchino e la lasciò entrare.
Sarya sembrava aspettarla, le corse incontro e subito l’accompagnò nella sua tenda.
– Fahara, sapevo che saresti arrivata. Ho fatto un sogno: un bimbo è nato, è povero e non possiede nulla ma ogni granello di sabbia conoscerà il suo nome. Andiamo, la stella guiderà il nostro cammino.
– Hai detto che non possiede nulla. Portiamogli qualcosa.
Labirya, la sorella maggiore di Sarya, aveva ascoltato tutto: – Vengo con voi. Bisogna portare qualcosa di utile, ordino alla carovana di prepararsi.
Fu così che Fahara, Sarya e Labirya attraversarono il deserto con la carovana e il sette gennaio arrivarono davanti a una grotta dove trovarono un bambino bellissimo. Ai lati della grotta Gasparre, Melchiorre e Baldassarre.
Labirya li apostrofò: – Ah, voi qua siete!
Melchiorre che aveva poca simpatia per quella donna bisbetica sorrise: – Siamo giunti ieri, il 6 Gennaio.
Labirya lo guardò con sufficienza: – Bene, mi segnerò la data.
Baldassarre si intromise: – Puoi farne a meno, tutto il mondo si ricorderà del nostro arrivo e la data è già segnata nelle stelle.
Fahara che aveva avuto già a che fare con Baldassarre lo punzecchiò: – La modestia ti veste come il vello veste un caprone.
Sarya che era entrata già nella grotta tornò fuori. – Piantatela di perdere tempo, là dentro c’è una donna che ha partorito qualche giorno fa ed è stanca, un uomo che non sa cosa fare e la mucca e l’asino hanno bisogno di uscire da qua. Datevi da fare. Gasparre vai a prendere coperte e viveri e poi dai istruzioni per fare una tenda comoda.
Sarya che non aveva mai avuto peli sulla lingua guardò i tre uomini con i turbanti e gli anelli d’oro e concluse: – Può darsi che gli uomini si ricorderanno del vostro arrivo, ma sicuramente non scorderanno i vostri doni. Ma come si fa a regalare a un bambino oro, incenso e mirra? Li avete scelti da soli o vi siete fatti consigliare? Uomini!
I tre re imbarazzati si guardarono le mani: – Pensavamo fossero bei doni.
– Ci vorranno dei sapienti per dare un senso alla vostra presenza qua. E siete pure arrivati prima! Andate a fare qualcosa di utile, il recinto per le capre ad esempio.
Fu così che Gaspare Melchiorre e Baldassarre passarono alla storia, i tre re che portarono a un bambino appena nato oro, incenso e mirra.
Da allora, gli uomini, quando fanno i regali pensano che se tre re hanno avuto il coraggio di donare oro, incenso e mirra a un bimbo appena nato cosa potrà mai succedere loro se sbagliano regalo?

Ma, da allora, ogni volta che un uomo decide di fare un dono… sente un brivido. Non è ansia o paura di sbagliare… è solo uno dei re che soffia per dire “Non ce la farai mai!”

Buona Epifania