Caro vecchio anno.

Caro vecchio anno,

ho quasi l’impressione di chiuderti in fretta per andare a conoscere il nuovo anno, succede sempre così in questo periodo. Eppure siamo stati insieme ogni giorno, mi hai accompagnato e mi hai dato un tempo che dovevo imparare a comprendere e a fare mio. Che è dunque questa fretta, questa voglia sempre uguale, di guardare oltre l’orizzonte? L’anno nuovo arriverà, come sempre, ma tu aspetta un poco, voglio tornare a guardarti meglio. Quattro stagioni sono passate, ho visto cieli bellissimi e lune enormi sorgere e tramontare, un mare diverso per ogni tempo e venti liberi arrivare da lontano. Ho stretto mani e ricevuto sorrisi, ho avuto pensieri regalati in silenzio e canzoni che ho cantato per me. Ho attraversato giorni tristi e angoli bui, ho avuto paura e ho provato dolore. Mi sono fatta male, ho fatto male e probabilmente ho fatto del male. Ho cercato di conoscerti e di conoscere me facendo finta di fare altro ma è così che faccio attenzione. Ho preso immagini di te che torneranno prima o poi, mi sembra di aver preso lo stretto necessario ma so già che mi mancherà qualcosa. Ho avuto un anno di tempo, un tempo che mi appartiene, l’unica cosa che ci appartiene veramente. Mi spiace per il tempo sprecato, per quello usato male, ma sono stata sempre consapevole dei momenti di felicità, di quelli di serenità, di quelli di gioia. Mi sono resa conto del mio tempo anche quello del silenzio, quando ho inseguito un pensiero lontano, a volte inutile, un pensiero stupido, ma sapevo che lo era. Ho avuto delle grandi emozioni e mi sono stupita ancora osservando ciò che può dare un giorno o una notte che nell’incessante ripetersi non sono mai uguali a loro stessi. Ho avuto tanto e ho cercato di dare onestamente quanto credevo di poter dare, posso fare di più e per questo ho un altro anno.

Invecchierò di un anno, mi libererò di qualche altra cosa che non è mia e mi piacerò ancora di più, lo capirò perché sarò ancora capace di ridere con me stessa, di prendermi in giro e di perdonare la mia fragilità.

Chissà cosa resterà a te di me, cosa avrò dimenticato di raccogliere, di sistemare, quanti pensieri, idee, sogni, progetti ho lasciato impigliati nei giorni.

Mi pare di essere in partenza per un viaggio con le valigie pronte e la fretta di chiudere tutto e andare. Tu aspetta, aspetta ancora un poco, il tempo di un grazie per ciò che è stato, perché con tutti i “se”, i “ma”, i “nonostante” io sono qua. Tra poco tu sarai passato e il passato si guarda con gli occhi dei ricordi, avrai il gusto malinconico del racconto o avrò l’arroganza di aver vinto il tempo ostile, volti e storie si intrecceranno confondendo le stagioni. Tu avrai un silenzio benevolo, come è dei vecchi che sanno e tengono la verità nei loro occhi acquosi e sulle punte delle dita dalla pelle sottile come le promesse.

Il nuovo anno è ancora di spalle, tra poco si girerà e mi sembrerà conosciuto, avrà splendidi giorni di sole e minacciose tempeste e io conoscerò nuove cose di me.

Ecco, ti lascio accanto alle chiavi, cinque parole, ti ricorderanno che sono passata nel tuo tempo e ogni volta che mi mancheranno mi ricorderò di essere stata qua.

Grazie.

 

maria carmela