Il cancello

 

ho oltrepassato ancora quel cancello

dai cardini asciutti come occhi senza lacrime

cigola come un pianto mai nato

lacerandomi l’anima

vorrei strapparlo dai miei ricordi

ma ci sbatto contro

graffiandomi le mani

ricevo quei sorrisi in camice bianco

mentre seppellisco qualcosa di te

qualcosa di me

vorrei sentire una mano dentro la mia

invece mi accartoccio

avvolgo me stessa

stringo le ginocchia

e mi dondolo ascoltando

il cigolio come una nenia

di sonno eterno

“inevitabile”

“inevitabile” mi dico

e il freddo di una foto in bianco e nero

scolora quel giorno d’estate

l’odore di un inganno di vita

il lucido pavimento dove strascicano passi lenti

vorrei…

portami via da qua

portami via

sbatte il cancello

e non posso fermarlo

e non posso piangere