Amanda

Respira Amanda
sospira ricordi bagnati di pioggia
odori, umori, effluvi di cielo e di terra
femmina terra che nutre quei rami protesi
domande gridate a un cielo troppo lontano
Respira Amanda
pioggia e parole sospese
promesse bugiarde incapaci di resistere
al tempo d’autunno, alla liquida malinconia
al tintinnare di un passato che penetra i pensieri
Respira Amanda
e s’inzuppa la terra spaccata dall’arsura
accoglie finalmente la fresca acqua
riempiendo le ferite della calura
dell’impietoso sole che prosciuga l’anima
Respira Amanda
e s’inarcano i rami colmi di frutti
soggiogati dalla danza propiziatoria
che batte un ritmo incessante su ogni cosa
e trattiene il respiro come di un’attesa infinita

Amanda

Le era sempre piaciuto l’odore della terra impregnata di pioggia. Era una pioggia fitta che penetrava tra i rami degli ulivi e li soggiogava piegandoli. C’era l’odore di muschio, di qualcosa che si perdeva nel tempo, come il respiro di due amanti.
Guardò oltre il vetro, il cielo d’ottobre ed ebbe un brivido.
Si scosse e andò verso la cucina. Mise il bricco sul fuoco e scelse i barattoli con cura: alloro, rosmarino, salvia, menta, cannella.
Fuori, il pomeriggio abbracciava il mondo dai colori sbiaditi con il rumore di quella danza propiziatoria. Amanda, spandeva odori che le ricordavano antiche donne dai seni floridi, dai fianchi larghi e dai volti rugosi, donne che erano andate avanti nonostante i giorni e il tempo e le piogge d’autunno.
Chiuse gli occhi lasciandosi avvolgere dai profumi buoni, occupando la mente, le mani, e soprattutto i sensi, così da scacciare quell’altro odore che, prepotente, si insinuava sotto la pelle.  Prese la sua tazza preferita, si versò una generosa quantità di tisana e si sentì meglio.
Annusò il vapore, si concentrò sulla cannella: era intenso.
Lunghe ciocche di ricci neri, le ricadevano sulle guance. Non sembrava le dessero fastidio, fino a quando le scostava con impazienza. Attorno a lei la pioggia chiedeva attenzioni, danzando sulle foglie, zampillando sulle pozzanghere, cadendo dalla grondaia.
Il vecchio albero agitava i suoi rami carichi di olive mature. Amanda seguì i movimenti dei piccoli frutti, gonfi, pesanti, ne vide alcuni staccarsi e tintinnare insieme alla pioggia.
Avrebbe dovuto raccoglierle prima che piovesse.
Immaginò se stessa, mettere le mani tra le grigie foglie e strappare le olive.
Immaginò se stessa, mettere le mani tra i capelli di lui e attirarlo a sé.
Si alzò di scatto, il respiro corto, i pugni chiusi. Andò avanti e indietro lungo il portico, a passi lunghi. Si fermò di fronte all’ulivo, piegò il collo da un lato e dall’altro e si massaggiò la nuca.
“Hai il sapore della pioggia d’autunno” le sussurrava.
Amanda tornò dentro sbattendo la zanzariera. Accese il televisore della cucina, un signore in giacca e cravatta raccontava, con voce monotona, notizie che avrebbero dovuto interessare tutti. Cominciò a schiacciare i tasti sul telecomando, cercando qualcuno che parlasse a lei, qualcuno che le dicesse cosa fare. Lasciò due signore che tagliuzzavano verdure e salì in camera da letto.
La grande finestra era all’altezza della chioma del vecchio ulivo. Pensò di cambiarsi e uscire. Lo specchio le rimandò l’immagine di una donna scalza con i piedi troppo lunghi per essere eleganti, con addosso quella camicia da uomo troppo lunga, troppo larga, che da anni lei aveva scelto come abito da casa, come giacca nelle sere fresche, come camicia da notte quando dormiva sola… una volta le piaceva stare da sola. Questa era un’altra delle cose che non gli avrebbe mai perdonato: le aveva tolto anche la sua solitudine facendola diventare la mancanza di qualcosa. Solo per questo avrebbe dovuto odiarlo!
La pioggia incessante raccontava il cielo alla terra e questa lo accoglieva, assorbendolo, in quell’effluvio di suoni, odori, umori.
Rimase immobile davanti alla finestra aperta. Tutti i sensi in allerta, in attesa, divennero un tutt’uno con ciò che la circondava, con tutta la terra che sembrava trattenere il respiro con lei.
Femmina terra, fragile di quell’inutile amore per quel cielo lontano, incostante, volubile e possente, che prende a piacimento, che piega, strappa e sazia quell’arsura antica.
Femmina folle, tradita, ferita, offesa, saccheggiata, uccisa e mai spezzata.
Femmina forte, che resiste a ogni peso, a ogni tempo.
Femmina che sorge ogni giorno con la stessa speranza.
Femmina silente per quella speranza che muore sempre, alla fine di ogni giorno.
Femmina sola, sola da sempre e per sempre in quell’universo di femmine sole.
Femmina gravida di illusioni, nuove vecchie illusioni, concepite per amore, partorite con dolore.
Femmina di mari in tempesta e deserti di silenzi.
Femmina di venti che soffiano da dove nascono i pensieri.
Si passò le mani sul viso cercando il ricordo di altre mani.
Scese di corsa, attraversò la cucina e il portico, e andò sotto l’albero.
Lenta, scendeva ancora la pioggia, abbracciandola di malinconia liquida.
Amanda si appoggiò con entrambi i palmi al ruvido tronco.
Tintinnavano gocce di cielo qua e là, addosso a lei e attorno a lei. Amanda alzò il viso offrendolo alla pioggia. Chiuse gli occhi e respirò lentamente. Un senso di benessere iniziò a pervaderla.
Dal televisore acceso in cucina arrivò un timido suono di note. Un violino disegnò movimenti nell’aria. Fu in quel momento che i piedi di Amanda si mossero tra la terra bagnata. La punta del piede disegnò un arco. La postura divenne eretta. Le braccia sfiorarono il tronco.
Su in alto, le nuvole, una sull’altra, spingevano per guardare meglio. In quella strana terra tra i colli e il mare, una donna zuppa di pioggia, scalza e sporca, ballava un seducente, passionale, tango con un vecchio ulivo.
Le prime stelle incuriosite, bucarono le nuvole per capire cosa stesse succedendo.
Amanda ballò con rabbia e forza e intenso amore, fino a quando sentì il cuore scoppiare. Stanca, senza fiato, azzardò un movimento e scivolò lunga distesa a terra.
Sulla sua testa, le piccole olive brillavano ancora d’acqua. E più su, tra i buchi delle nuvole: le stelle.
Amanda respirò affannosamente, il seno si abbassava e si sollevava assecondando il ritmo del respiro. La bocca aperta cercava aria. I capelli appiccicati attorno al viso, la camicia bianca, bagnata fradicia e sporca di terra, disegnava il suo corpo senza nascondere nulla.
Immaginò come doveva sembrare vista dall’alto e… d’un tratto, improvvisamente, scoppiò a ridere.
Rise Amanda. Rise come ridono le donne quando comprendono il cielo e la terra. Rise e comprese se stessa. Rise fino a che la sua risata non arrivò fin dentro l’anima e allora cominciò a perdonare la sua fragilità.
Smise di piovere. La luna, prepotente padrona del cielo, scacciò le nuvole per godere della vista del mondo. Le era sempre piaciuto l’odore della terra impregnata di pioggia. C’era l’odore di muschio, di qualcosa che si perdeva nel tempo, come il respiro di due amanti.

Su quel luogo strano, una donna, scalza, bagnata, sporca di terra, rideva, senza rendersi conto di quanto fosse bella.

ph. dal web