L’agenda

 

Avevo sempre un quaderno, un’agenda con me,
da che imparai a parlare con me stessa usando la penna, da che ho memoria.
Dapprima non c’era un ordine cronologico, appoggiavo dei pensieri su spazi vuoti,
a volte morivano là senza tante cerimonie,
a volte i pensieri si arricchivano di ghirigori, di foglie, fiori,
intrecci di volute e segni di biro che prendevano forma attraverso sforzi di fantasia,
a volte li travasavo e diventavano storie.
Crescendo i quaderni furono agende
e l’agenda divenne una specie di ordine temporale
per quei pensieri arruffati di vento, di pioggia e di sole.
Crescendo le agende divennero panciute,
inglobarono piccoli fogli, scontrini da conservare,
ricordi sotto forma di biglietti da visita
e ancora pensieri cerchiati, orari posticipati,
frecce nervose tracciate su appuntamenti pesanti.
Ho un’agenda con me, la sfoglio nelle sale d’attesa,
nei momenti sospesi, nel tempo che aspetta di riempirsi d’altro.
Dentro, biglietti di cinema, ricette, lista di cose da fare, da comprare, da ricordare.
Fogli piegati come segnalibri per ricordare qualcosa.
A volte ci trovo in mezzo una penna dimenticata, a volte delle persone.