Alex

 

 

Era seduta sull’ultima panchina a destra. Guardava le luci tremolanti della terra che si allontanavano mentre pensieri che non riusciva a comprendere rotolavano giù dagli occhi rigandole le guance. C’era un forte odore di combustibile e il rumore dei motori riempiva il silenzio ma non sembrava che le desse fastidio.

La notte era tiepida nonostante la stagione e su quel lato del ponte a parte lei c’era solo un ragazzo che fumava sul lato opposto.

Le immagini distorte le arrivavano attraverso uno sguardo bagnato di interrogativi irrisolti e forse per quello non si accorse dell’uomo che doveva essere lì da un po’, dal tempo che ci mise a decidere di sedersi accanto a lei.

– Io sono Alex. – disse con un tono basso e una voce chiara. – Immagino che la cosa sia completamente irrilevante ma almeno così ci siamo levati la prima risposta: “io non parlo con gli sconosciuti”.

Lei si asciugò gli occhi con le mani e guardò quello sconosciuto.

– Bene, adesso ti restano due possibilità: mandarmi a quel paese o lasciare che io stia qua. Nel caso fosse la seconda, sto incrociando le dita, puoi scegliere ancora tra due opzioni: puoi raccontarmi ciò che vuoi, sono un bravo ascoltatore, oppure puoi continuare a fare ciò che stavi facendo ma con me accanto. Io non sono più uno sconosciuto, sai come mi chiamo, Alex, nel caso ti fossi distratta.

Lei guardò quello strano uomo dalla voce calma e tranquilla, aveva come l’espressione di chi racconta una storia a dei bambini: – Perchè?

Alex sorrise: – Perchè? È una domanda intelligente che merita una risposta intelligente. Vediamo di trovarla. Dunque, ti ho incrociata giù nel salone e avevi l’aria di una che guarda attraverso qualcosa che fa male, non lo so perchè ma mi hai dato quell’impressione, poi ti ho persa di vista. Non che ti cercassi, ad essere sincero, ma mi incuriosivi. Sono passato da qua per caso ti ho guardata per un po’ poi ho deciso di parlarti. Ecco, è tutto.

Lei guardò le luci che si allontanavano sempre più.

Lui sorrise ancora: – Questa è un’opportunità lo sai? Io non ho idea di chi tu sia ma so che adesso voglio stare qua. Quando arriveremo sull’altro lato ciascuno prenderà la sua vita, la sua strada e magari non ci incontreremo più, ma adesso stiamo qua dentro una parentesi di vita, per caso? chissà? Sai, piangere fa bene ma bisogna farlo in compagnia come quando si beve, in modo che l’altro possa fermarti prima che si esageri.

– Ti sembra che io abbia esagerato?

– No, sono arrivato al momento giusto.

– Sei sempre così modesto?

– Si.

Lei guardò la terra sempre più lontana e come la cosa più naturale del mondo appoggiò la testa sulla sua spalla. Rimasero in silenzio, fermi.

C’era un forte odore di combustibile e il rumore dei motori riempiva il silenzio ma non sembrava che desse loro fastidio.

Ciascuno con i suoi pensieri dentro quella strana parentesi di vita.

La catena della rampa mobile cigolò mentre i motori delle macchine si accesero.

Lei si scostò.

Lui la guardò e sorrise: – Grazie.

– Di cosa?

Le prese le mani: – Mi hai regalato un momento da ricordare. Eravamo due sconosciuti adesso siamo entrambi nella nostra parentesi.

Si alzarono e in silenzio andarono verso le loro vite, verso le loro strade, non si sarebbero incontrati più, non si sarebbero dimenticati più.

E’ strana la vita con il forte odore di combustibile, con il rumore dei motori che riempie il silenzio, con le terre separate dal mare e su quel mare delle parentesi di vita…