Un caffè è sempre perfetto

A volte può succedere che qualcuno ci offra del caffè che ci fa rimpiangere di averlo accettato, allora pensiamo che gli è venuto male. La mia teoria è che il caffè è sempre perfetto.
Il caffè non è una bevanda come le altre, è qualcosa di misterioso che finisce per adattarsi e somigliare alla persona che lo prepara, così da diventare un tutt’uno. Il caffè può essere superbo, forte, sofisticato, semplice, allegro, gioioso, pieno di sé, antipatico, sciapo, e tante altre cose ancora ma sarà sempre in perfetta sintonia con chi lo ama. Ogni persona che ama il caffè ha un suo rituale, questa è la differenza, il risultato però sarà sempre ineccepibile.

Il mio capo non prende mai il caffè in ufficio. A metà mattina esce, attraversa la strada, non senza prima accarezzare con un lungo, languido sguardo la sua Mercedes blu notte ed entra nel saloncino del “Vecchio caffè del vicolo”.
Il mio capo, un grande uomo, di quelli che si sono fatti da soli e adorano sottolinearlo continuamente. Padre esemplare, per il diciottesimo compleanno, alla luce dei suoi occhi, ha regalato una piccola Audi TT argento metallizzato. Marito… beh, forse su questo punto è meglio non soffermarsi troppo, comunque la signora sa come fare buon viso a cattivo gioco e stando a quel che si dice in giro non ha molto tempo per annoiarsi.

Il mio capo è un gran signore, non manca mai all’appuntamento, adora quel piccolo vecchio bar, e specialmente adora il barista, suo coetaneo, vecchio compagno di scuola, che ora per rispetto, ogni mattina, alla stessa ora, lo chiama “signore”.
Sicuro di sé, il mio capo, prende la bustina del dolcificante, fa cadere le due minuscole pilloline al centro della tazzina e mescola piano, gustandosi lentamente quel piccolo piacere quotidiano.
Così deve essere il caffè del mio capo, aroma deciso, gusto ricco, denso al punto giusto, perfetto, come il mio capo.

Da una perfezione all’altra arriviamo al mio ex fidanzato. Lui il caffè lo prende solo a casa, ma fatto con la macchinetta elettrica, di marca. La miscela poi è importantissima, sua madre la ordina per lui in una torrefazione dove lavora il nipote di una sua conoscente, hanno solo caffè di primissima qualità.
E’ davvero importante che un impiegato di banca abbia il meglio dalla vita, svolge un lavoro di grande responsabilità e tutti i comuni mortali devono rendersi conto dell’abisso che separa un impiegato di banca da tutti gli impiegati di vario genere.
Povera signora, madre del mio ex fidanzato, impiegato di banca, con tutte le volte che lo ha ripetuto ha finito con il crederci.

Tuttavia è una brava persona, certo è un po’ minuziosa quando parla dell’adorato figlio, degli ottimi voti scolastici, della promettente voce che s’innalzava dal coro la domenica mattina,e quando si arriva alla brutta esperienza della varicella, si ha come l’impressione che cominci a descrivere una per una tutte le orribili puntine rossastre che martoriavano il tenero corpo. A quel punto, in quel preciso punto, arriva il ricordo del  beneamato marito, santo uomo, aiuto e sostegno nei momenti difficili, e si passa a un pianto pacato, decoroso, austero, con tanto di fazzolettino asciugalacrime con le iniziali ricamate.

Chiusa la parentesi del passato, la signora si concede una pausa offrendo il caffè, lungo, chiaro, leggermente annacquato, dall’aroma così delicato da somigliare quasi all’odore di  stantio. Le tazzine, perfette, finissima porcellana decorata con minuscoli fiorellini azzurri, e, naturalmente, l’ovvio cucchiaino d’argento.

Il mio ex fidanzato non prende mai il caffè fuori orario, è meglio rispettare certe buone abitudini, danno stabilità e aiutano nell’organizzazione. Il suo caffè va preso la mattina, dopo il rituale del bagno.
La tazza deve essere ben calda in modo che il caffè non si stemperi e non cambi profumo, è dal profumo che si avverte la qualità. Prese tutte le precauzioni del caso si controlla la macchinetta: l’acqua, rigorosamente minerale naturale, la serpentina, il braccetto, la pressione della pompetta dell’acqua, e finalmente si attende il gocciolio del prezioso liquido.
L’aroma voluttuoso riempie la stanza e l’impalpabile schiuma conferma la perfetta riuscita dell’operazione. A questo punto il mio ex fidanzato guarda compiaciuto il caffè e … lo uccide con un goccio di latte. Questo è uno dei motivi che lo hanno fatto diventare “ex”.

Certo in un contesto di vita dove vado a scontrarmi sempre con degli esseri perfetti, io, così piena di disgustose imperfezioni, deturpo un po’ l’ambiente.
Io non avrò mai le loro inossidabili certezze, così istintiva come sono, quasi primitiva, priva di classe, di abnegazione, di gratitudine verso chi voleva guidarmi a un cambiamento migliorativo di avanzamento sociale. Si, credo proprio di non meritare tutto quello che ero sul punto di avere. Ero proprio fuori luogo. Una tarantola tra tante regali farfalle.
Così, visto che le farfalle volano, li ho mandati, tutti insieme, verso quel paese, molto affollato, dove saranno in buona compagnia. Riflettendoci su, può darsi che anche loro abbiano pensato in cuor loro di mandarci anche me, ma sono troppo signori, così ci andranno soli, un viaggio d’elitè verso il Vaffan… .
E adesso? Bene, credo che mi farò proprio un bel caffè. Un caffè allegro, che gorgoglierà all’interno della moka, che mi stupirà per la sua bontà e mi darà la carica per la conquista della mia ritrovata imperfezione. Un caffè è sempre perfetto.

Vincitore del CAFFÈ LETTERARIO 2000 – concorso di un laboratorio di narrativa