Parole perdute

Una volta, sin dalle scuole elementari, si faceva un esercizio di grammatica, molto noioso per la verità, ma dall’indubbia utilità: “Cerca sul vocabolario le seguenti parole ….” E da lì una sfilza di nomi da scoprire e ricopiare sulla rubrichetta. Non so se i nuovi e complessi programmi ministeriali considerino ancora formativo tale esercizio, ma, data la confusione della moderna terminologia, forse rispolverare il vocabolario non è una cattiva idea.

Così come d’un tratto tutti siamo diventati opinionisti, non chiedetemi quale facoltà universitaria rilascia tale specializzazione, ma è di sicuro un corso molto affollato, dunque con la stessa qualifica sembra abbiamo il potere di introdurre nella lingua parlata e scritta nuovi termini e sillogismi cosicché alcuni vocaboli in uso prima, si trovano ad avere significati diversi o vengono riposti nello sgabuzzino delle cose in disuso.
La parole sono suoni che la nostra mente elabora per esprimere idee, per dare nome alle cose, per comunicare, e cosa importante all’inverso, quando ascoltiamo questi suoni-parole, il nostro cervello deve decodificarli per capire ciò che ci stanno dicendo. La lingua di un popolo è parte integrante della sua cultura, pertanto cambia e si evolve. Mi viene da pensare al termine “persona di rispetto”.
Adesso vuol dire che molto probabilmente faranno un film sulla definita “persona di rispetto” mentre è ancora vivente, certo c’è la possibilità che “la persona” veda il film sulla propria vita all’interno di una cella e che poi i giornali scrivano se ha gradito la sceneggiatura o se pensa di opporsi, magari legalmente, per qualche scena dove il regista si è preso qualche libertà. Questo una volta non poteva succedere, perché i film sugli uomini che per un qualche motivo si erano distinti, li giravano quando la loro vita su questa terra si era conclusa, perciò non avevano diritto di replica, niente interviste né recensioni, peccato! Chissà se Gesù o San Francesco si sarebbero complimentati con Zeffirelli, o se i vari Napoleone, Ghandi, Giovanna D’Arco, Salvo D’Acquisto, perfino la principessa Sissi, avrebbero trovato da ridire sulla sceneggiatura, non ci è dato sapere. Certo c’è il caso di Papa Giovanni Paolo II che per primo vide il film sulla sua vita, ma credo che questa sia un’altra cosa.

Torniamo alle parole. Pensate che anche dei politici si possa dire che sono “delle persone di rispetto”? Mi sembra di vedervi con quel sorriso che la dice lunga. Ma guardiamo le cose da un altro punto di vista. Il Capo è persona di rispetto perché riconosciuto tale dai suoi sottoposti. Ma chi sono i sottoposti dei politici? Quando andiamo a votare a chi diamo il nostro rispetto? Chi riconosciamo tanto degno di rispetto da affidargli il nostro presente e il presente dei nostri figli?

Dunque noi elettori siamo nella stessa barca con i sottoposti del Capo, non è una barca molto comoda. Guardiamo da dietro un vetro un volto sorridente che stringe mani a destra e a sinistra e si dichiara fiducioso perché è innocente, lui non ha mai aiutato la Mafia intesa come intera organizzazione criminale, ma i singoli mafiosi, che è cosa diversa! Vedete che ruolo importante giocano le parole? E ci viene da sorridere pensando a quanto sia ridicolo tutto ciò. Non è ridicolo è catastrofico. È il buco nell’ozono delle nostre coscienze. Nessuno crede che morirà per questo eppure è reale. Usiamo diserbanti e prodotti chimici con la stessa disinvoltura con la quale andiamo alle ulne. I risultati li leggiamo e li vediamo attorno a noi. Politici avvinghiati alle loro poltrone mendicano qualche altro giorno in cambio di illusioni. Litigano tra loro come bambini che non vogliono lasciare il loro gioco preferito, e come bambini si fanno i dispetti, e forse come i bambini fanno finta di litigare in modo che venga dato loro un nuovo gioco. E noi tra una puntata del “Grande fratello” e una crisi di governo ci riempiamo di parole, valanghe di parole che ci sommergono, e non abbiamo più il tempo di chiederci “perché?”.
Forse è il caso di riprendere il senso delle parole, la consistenza, la definizione reale.

Il vocabolario di lingua italiana Devoto Oli definisce testualmente: rispetto; il riconoscimento di una superiorità morale o sociale di una persona, manifestato attraverso il proprio atteggiamento o il modo di comportarsi; con allusione più esplicita ai pregi oggettivi, apprezzamento di stima o buona considerazione.

Visto che ci sono cerco un’altra parola che non sento da molto tempo, una di quelle finita nello sgabuzzino delle cose in disuso: dignità: rispetto che l’uomo conscio del proprio valore sul piano morale, deve avere nei confronti di se stesso ed imporre agli altri mediante un comportamento ed un contegno adeguati.

Adesso mi sento un po’ più povera, non so voi, ma è come se mi avessero tolto qualcosa che mi apparteneva. Sdegno è l’unica parola che mi viene in mente, ma non vi scrivo la definizione. Che ciascuno di voi trovi il suo sdegno.

Maria Carmela Miccichè